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un attento sguardo veniva inoltre rivolto alla storia familiare, per escludere
la presenza di casi di suicidio, considerati potenziali fattori di rischio.
L’uf cio Personale Sottuf ciali - Appuntati e Carabinieri (PSAC) del
Primo Reparto dello Stato Maggiore del Comando Generale dell’Arma assumeva
un ruolo centrale. La Sezione Avanzamento del PSAC coordinava le successive
fasi dell’arruolamento richiedendo alla Direzione di Sanità del Comando
Generale di controllare la presenza di casi di suicidio nella storia familiare dei can-
didati e all’uf cio Informatica del Comando Generale invece di occuparsi della
convocazione degli aspiranti alle successive fasi del reclutamento. Queste ultime
includevano o la convocazione presso le Scuole allievi carabinieri per gli aspiranti
allievi ausiliari per il corso di formazione o presso gli organi tecnici, come il
Centro di Psicologia Applicata, per gli accertamenti attitudinali degli aspiranti
allievi ef ettivi.
Per i carabinieri ausiliari, inoltre, era necessaria un’interlocuzione con gli
uf ci di leva della Direzione Generale per il Personale Militare del Ministero della
Difesa, al f ne di scorporare dagli elenchi coloro che avevano fatto domanda per
prestare servizio di leva presso l’Arma dei Carabinieri. Gli aspiranti ausiliari succes-
sivamente venivano inviati presso le Scuole ausiliari per essere sottoposti a visita di
incorporamento e, una volta superata, venivano avviati al corso di formazione.
Per gli aspiranti carabinieri ef ettivi, gli accertamenti attitudinali rappresen-
tavano un passaggio fondamentale. Test psicologici, di cultura generale e di intel-
ligenza, insieme a test di personalità come il MMPI, of rivano un quadro comple-
to delle loro caratteristiche psicologiche. una prova scritta e un questionario bio-
graf co, nel quale il candidato descriveva il proprio percorso formativo e profes-
sionale, fornendo anche informazioni di carattere motivazionale, completavano
il fascicolo psicologico.
Tutte le informazioni, raccolte nel fascicolo del candidato, venivano sotto-
posto all’uf ciale perito selettore. Il colloquio con l’uf ciale perito selettore rap-
presentava un momento cruciale del processo di selezione. Attraverso un’attenta
valutazione del candidato, l’uf ciale esprimeva un giudizio di idoneità o non ido-
neità, basandosi sulla sua esperienza, sulle sue conoscenze e sulla sua profonda
conoscenza dell’Arma. Il colloquio si svolgeva in modo semi-strutturato, ovvero
seguendo un determinato “canovaccio” e ponendo al candidato domande mirate
a sondare le sue motivazioni, il suo carattere, le sue esperienze pregresse e le sue
aspettative rispetto al servizio militare. Il Perito Selettore era attento non solo alle
risposte verbali, ma anche al linguaggio non verbale del candidato, osservando con
attenzione la sua postura, la sua espressività e il suo comportamento generale.
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