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PRIORITÀ CONDIVISE E SOLUZIONI APERTE: RECENTI SVILUPPI NEL MOSAICO DI STRUMENTI
INTERNAZIONALI CONTRO LA CIRCOLAZIONE ILLECITA DEI BENI CULTURALI
Nell’ambito di queste brevi riflessioni, che non hanno alcuna pretesa rico-
struttiva del complesso quadro giuridico internazionale in materia di prevenzio-
ne e contrasto della circolazione illecita di beni culturali mobili, si intende sem-
plicemente esordire mettendo in luce la perdurante difficoltà da parte di alcuni
Stati ad accettare compiuti obblighi di restituzione formulati in modo generale,
seppure da applicarsi ai soli spostamenti di beni culturali durante i conflitti
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armati . Peraltro, tale difficoltà era stata chiaramente rivelata anche dalla sorte
della Dichiarazione di principi relativa agli oggetti culturali spostati in connes-
sione con la seconda guerra mondiale, di cui la Conferenza generale
dell’UNESCO nel 2009 ha soltanto preso nota, senza adottarla, a causa della
mancanza di consenso tra gli Stati .
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specificamente il caso di deposito temporaneo all’estero su iniziativa dello Stato. A simili spe-
cifiche evenienze si dovrebbe comunque far fronte attraverso un’interpretazione e applica-
zione sempre più avanzata, sistematica e coerente delle norme, favorendone l’ulteriore svi-
luppo, non rinviando sine die l’adesione ai principali strumenti giuridici internazionali. Con
riferimento ai beni provenienti dall’Afghanistan va, inoltre, rilevato che gli Stati Uniti hanno
scelto di limitare l’importazione, anche se ciò non dovrebbe comportare la restituzione al
governo talebano, non riconosciuto dagli USA. Ai sensi della legge sull’attuazione della
Convenzione UNESCO del 1970, il Dipartimento di Stato statunitense ha infatti stabilito
che le circostanze in Afghanistan giustificano restrizioni d’importazione unilaterali d’emer-
genza. Pubblicate nel Federal Register nel febbraio 2022, le restrizioni hanno avuto effetto
immediato, per impedire che i materiali oggetto di traffico illecito entrassero nel mercato del-
l’arte statunitense, riducendo così l’incentivo al saccheggio del patrimonio culturale afgano e
contrastando i profitti derivanti dalla vendita di questi oggetti culturali da parte di terroristi
e organizzazioni criminali (v. U.S. Customs and Border Protection, Department of
Homeland Security; Department of the Treasury, Emergency Import Restrictions Imposed on
Archaeological and Ethnological Material of Afghanistan, Doc. 87 FR 9439, in https://www.fede-
ralregister.gov/, ultima consultazione 7 maggio 2024). La richiesta di restrizione all’importa-
zione era stata formulata dal governo afgano nell’aprile del 2021, prima dell’ascesa al potere
dei Talebani e non ci sono precedenti che suggeriscano che gli Stati Uniti possano restituire
manufatti ai Talebani (in base all’esperienza maturata rispetto all’applicazione dello stesso
tipo di misura in precedenza adottata per le importazioni di manufatti siriani); in merito v.
Taylor Dafoe, The U.S. Has Banned Imports of Afghan Antiquities to Quash the Market for Illicit
Artifacts, But Some Experts Say It Could Do More Harm Than Good, in Artnet, Law and Politics, 22
febbraio 2022, https://news.artnet.com/, ultima consultazione 7 maggio 2024.
13 In merito agli accordi di pace che contemplano puntuali obblighi di restituzione di beni cul-
turali quale riparazione, letti nell’ambito di un’analisi volta a cogliere spunti ricostruttivi di
carattere più generale, v. Ana Vrdoljak, Enforcement of Restitution of Cultural Heritage through
Peace Agreements, in Francesco Francioni, James Gordley (edited by), Enforcing International Cultural
Heritage Law, Cultural Heritage Law and Policy, Oxford, 2013, pp. 22-39.
14 Cfr. UNESCO 35C/Resolution 41 (p. 53), Records of the UNESCO General Conference, 35th ses-
sion, Paris, 6-23 October 2009. La 35° sessione della Conferenza generale ha preso nota della
Draft of the Declaration of Principles relating to cultural objects displaced in connection with the Second
World War, http://unesdoc.unesco.org/, ultima consultazione 7 maggio 2024. Alla bozza
della Dichiarazione di Principi sono allegati gli emendamenti richiesti dalla Russia e dalla
Polonia su cui non si è raggiunto il consenso (in merito alla legge russa sulla restituzione
compensativa del 1998, emendata nel 2000, v. Patricia Kennedy Grimsted, Legalizing
“Compensation” and the Spoils of War: The Russian Law on Displaced Cultural Valuables and the
Manipulation of Historical Memory, in International Journal of Cultural Property, 2010, pp. 217-255).
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