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PRIORITÀ CONDIVISE E SOLUZIONI APERTE: RECENTI SVILUPPI NEL MOSAICO DI STRUMENTI
INTERNAZIONALI CONTRO LA CIRCOLAZIONE ILLECITA DEI BENI CULTURALI
porare tale argomento dal testo della Convenzione, dedicando ad esso un I
Protocollo aggiuntivo, ciò per favorire la ratifica più ampia possibile della
Convenzione, poiché alcuni Stati avevano espresso difficoltà ad aderire al testo
del trattato, qualora vi fosse stato incluso tale obbligo, tant’è che ancora oggi lo
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stato delle ratifiche del I Protocollo non è pari a quello della Convenzione .
Ciò indica chiaramente che tra i due nuclei di obblighi fondamentali per la
protezione del patrimonio culturale nei conflitti armati - divieto di attacco o dan-
neggiamento, fatta salva la necessità militare, e divieto di sequestro e saccheggio
dei beni culturali mobili completato dall’obbligo di restituzione - il secondo era
quello su cui vi era più difficoltà a convergere . Tra gli Stati che hanno ratificato
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la Convenzione ma non il suo I Protocollo aggiuntivo figurano anche gli Stati
Uniti d’America, mentre il Regno Unito nel 2017 ha ratificato entrambi gli stru-
menti, più di sessant’anni dopo la loro conclusione . Il I Protocollo era stato tra-
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smesso nel 1999, insieme alla Convenzione, dal Presidente degli Stati Uniti al
Congresso in vista della ratifica - seppure esprimendo il parere che al momento
dell’accessione si dovesse dichiarare di non essere vincolati dalla sezione I -, ma
infine la sola Convenzione, nel 2009, è stata ratificata .
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5 Al 7 maggio 2024, la Convenzione conta 135 Stati contraenti e il suo I Protocollo aggiuntivo
112 (https://www.unesco.org/).
6 Non è certo qui possibile analizzare i limiti del diritto consuetudinario in questa materia; si
evidenzia soltanto che, per quanto riguarda la protezione dei beni culturali mobili durante i
conflitti armati, quantomeno il divieto di sequestro e saccheggio veniva già codificato nelle
Convenzioni de L’Aja del 1899 e 1907, quindi è possibile sostenere che esso già preesistesse
nel diritto generale non scritto (v. Manlio Frigo, Restitution of Cultural Property and Decolonization
of Museums. Issues of Consistency Between Fulfilment of Legal Obligations, Ethical Principles and Identity
Links, in Laura Pineschi (edited by), Cultural Heritage, Sustainable Development and Human Rights,
London/New York, 2024, pp. 175-192, e pp. 188-189). Tuttavia le violazioni persistono, e
anche la prassi contemporanea registra fatti preoccupanti (in merito a quanto sta accadendo
ai beni culturali mobili durante il conflitto in Ucraina v. Evelien Campfens, Andrzej
Jakubowski, Kristin Hausler, Elke Selter, Research for CULT Committee - Protecting cultural heritage
from armed conflicts in Ukraine and beyond, European Parliament, Policy Department for Structural and
Cohesion Policies, Brussels, 2023, p. 19 a pp. 95-96, https://www.europarl.europa.eu/, ultima
consultazione 7 maggio 2024).
7 In merito alla ratifica britannica v. Agnieszka Jachec-Neale, UK’s Cultural Property (Armed
Conflicts) Act 2017 - Legislation 60 Years in Making, in Santander Art and Culture Law Review, 2017,
pp. 215-236.
8 Il motivo della mancata firma - all’epoca - del I Protocollo da parte degli USA, e poi della
proposta di accessione condizionata alla dichiarazione eccettuativa della sezione I era da con-
nettersi ad alcuni aspetti del testo, qui di seguito commentati (v. W.J. Clinton, Letter of
Transmittal, January, 6, 1999, in 106th Congress - 1st Session, Senate, Treaty Doc. 1999 106-
1, https://www.congress.gov/, ultima consultazione 7 maggio 2024). Tali aspetti in effetti
rappresentano soltanto una esigua traccia di ciò che, sulla base del contributo di contenuti
apportato dall’Unidroit all’epoca del negoziato, si era pensato potesse essere incluso nel testo
del I Protocollo (in merito v. Giuditta Giardini, The Principle of International Restitution of
Cultural Property, in the 1954 Hague Convention: the UNIDROIT Contribution, in Uniform Law
Review, 2018, pp. 42-809).
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