Page 263 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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1943
I CARABINIERI PARACADUTISTI E LA RESISTENZA
C’è poi l’altro esempio del
carabiniere paracadutista Danesi
Guerrino. Rientrato dalla Libia,
ad appena due mesi dal suo arrivo
in patria per frequentare il corso
di sottufficiale prestò servizio
presso le stazioni di Carpi di
Modena, Bomporto e Frassinoro,
prendendo parte successivamen-
te dal novembre 1942 al marzo
1943 alla campagna di Russia.
L’annuncio dell’Armistizio
colse di sorpresa il giovane, in
a
servizio con la 355 Sezione pres-
so la 3 divisione celere, che
a
sbandò come avvenne per gran
parte della grande unità. Tornato
presso la propria famiglia a Pieve
Sestina di Cesena, si presentò Carabiniere Romeo Fava, combattente della Brigata
presso il comando Legione di partigiana “Tridentina” Gruppo Val di Sole
(Fonte: Famiglia Monica Battaiola)
Bologna per paura di incappare
in sanzioni. Anche se non aderì a nessuna organizzazione di resistenza, nell’otto-
bre del 1943 ebbe modo di asportare nello scalo ferroviario di Bologna delle armi,
successivamente consegnate ad alcuni partigiani. Il militare in servizio presso la
stazione di Bologna S. Isaia non effettuò il fermo del padre di un militare diser-
tore Gino Fabbri, evitando di denunciare giovani renitenti. La vicenda di Danesi
è sicuramente rappresentativa di molti altri commilitoni che furono costretti a
restare in servizio perché temevano le ritorsioni sui familiari, quali la deportazione
o la fucilazione. Tra i carabinieri paracadutisti colti all’estero dalla notizia dell’ar-
mistizio possiamo citare il tenente paracadutista Alfredo Sandulli Mercuro .
(16)
(16) MOVM alla memoria: Comandante di sezione carabinieri addetta al Comando dell’eroica Divisione
Acqui nell’isola di Cefalonia, nelle tragiche giornate che seguirono la proclamazione dell’armistizio dell’8 set-
tembre 1943, durante le quali la Divisione, perduto completamente ogni collegamento con la Patria e con altri
reparti, attaccata da forze preponderanti tedesche, si sacrificò quasi al completo combattendo per non cedere
le armi al nemico, fu costante esempio di serenità e di fermezza, concorrendo con i propri carabinieri ai violenti
combattimenti per la difesa dell’isola, riconquistando capisaldi già occupati dal nemico e non cessando la lotta
se non quando, dopo tredici giorni di furiosa battaglia, le forze italiane furono sopraffatte dalle soverchianti
forze tedesche. Catturato con altri trecento ufficiali nelle varie armi, si offrì spontaneamente tra i primissimi
al plotone di esecuzione nemico, affrontando serenamente con fierezza di soldato e con stoica fermezza la
morte. Fulgido esempio di onor militare e di cosciente dedizione alla Patria. - S. Teodoro di Argostoli,
Isola di Cefalonia, 9-24 settembre 1943.
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