Page 260 - Rassegna 2023 Numero Speciale
P. 260
NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943
a
3. Comportamento della 314 sezione carabinieri paracadutisti addetti
alla “Nembo” dopo l’Armistizio
Come ampiamente trattato dalla storiografia, i Carabinieri Reali il 25 luglio
1943 trassero in arresto a Roma Benito Mussolini, infliggendo un duro colpo
al regime fascista. Poi con la liberazione del Duce, avvenuta il 12 settembre
1943 dalla prigione di Campo Imperatore, il regime fascista riprese vigore ed il
paese precipitò nella guerra civile.
In tale contesto il comportamento dei Carabinieri Reali paracadutisti della
314ª sezione addetti alla “Nembo”, impiegati in Sardegna nei tormentati giorni
del dopo Armistizio, non ebbe alcuna esitazione. Gli uomini svolsero numerosi
servizi di pattugliamento per rastrellare i parà della “Nembo” sbandati, in attesa
di ordini che mai arriveranno . Tale confusione, militare e morale, determinò
(7)
proprio la morte del Capo di Stato Maggiore della divisione “Nembo”. Il 12
settembre 1943 due carabinieri paracadutisti della 314ª sezione: Giuseppe De
Luca e Quinto Bernabè, scortarono il colonnello Bechi Luserna presso la loca-
lità ove stazionava il 12° Battaglione “Rizzati ” in procinto di attuare autono-
(8)
mamente un improbabile rientro in Patria. Già in precedenza, nel primo pome-
riggio del 9, il predetto battaglione aveva ricevuto la visita del generale Ronco,
comandante della divisione “Nembo”, che aveva esortato gli uomini ad atten-
dere gli ordini, di cui lui stesso aspettava l’arrivo.
Giunti nei pressi di Macomer l’autovettura con a bordo il colonnello
Luserna e i militari dell’Arma entrò nell’accampamento del predetto reparto.
Gli uomini stavano bivaccando in attesa del rientro del loro comandante, il
maggiore Rizzati, che con altri due ufficiali si era recato a Macomer al fine di
accertare come mai la circolazione sull’arteria stradale fosse bloccata. Fatto
arrestare il veicolo, il colonnello Bechi Luserna venne raggiunto da alcune per-
sone, tra cui il capitano Alvino che, gridando, lo accusarono di essere un tradi-
tore. Ne seguì un breve colloquio che fu interrotto da una serie di colpi di arma
da fuoco proprio all’indirizzo del capo di Stato Maggiore. Colpito, l’ufficiale
cadde riverso a terra.
Stessa sorte toccò al Carabiniere Quinto Bernabè che, dopo aver avuto una
colluttazione, era stato colpito al fianco sinistro con un colpo di pistola a brucia-
pelo . L’altro Carabiniere Giuseppe De Luca venne stordito con un colpo alla
(9)
testa e sopraffatto dalla schiacciante superiorità numerica degli assalitori.
(7) ASAC, D802.18 relazione storica datata 1° novembre 1943 a firma del sottotenente
Giuseppe Giardina.
(8) Appellativo tratto dal cognome del comandante del battaglione.
(9) ASAC, D802.10, f.n. 2/2, datato 1° novembre 1943 della 184 Divisione di Fanteria
a
“Nembo”.
256

