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1943
                                 I CARABINIERI PARACADUTISTI E LA RESISTENZA



                    Per  i  fatti  sopra  descritti,  venne  concessa  al  Carabiniere  Bernabè  una
               Medaglia di Bronzo al Valor Militare .
                                                   (10)
                    Ma  il  comportamento  dei  due  carabinieri  non  fu  un  episodio  isolato.
               Infatti il 17 novembre 1943 il generale Ronco attribuì alla 314ª sezione un enco-
               mio , con ordine del giorno numero 21, con la seguente motivazione: nei giorni
                   (11)
               che seguirono l’armistizio i Carabinieri Reali della 314ª sezione Nembo, fedelissimi ed esem-
               plari sempre nell’adempimento del dovere, hanno assolto brillantemente delicati compiti di
               polizia militare, prodigandosi in gravosi servizi con avvedutezza ed energia, contribuendo al
               rapido ristabilimento dell’ordine e della disciplina nell’ambito divisionale. Tutti hanno dato
               alta prova di spirito militare e di sacrificio, riconfermando ancora una volta le elette virtù e
               tradizioni dell’Arma.


               4.  Carabinieri reali paracadutisti impegnati nella resistenza
                    Nei primi mesi di lotta contro i nazi fascisti diversi furono gli esempi di
               reduci del 1° Battaglione CC.RR. paracadutisti che operarono, in Italia e all’este-
               ro, nelle organizzazioni clandestine di resistenza.
                    Ancor prima dei singoli carabinieri paracadutisti va ricordato però che i
               comandanti delle unità che si erano alternati Alessi, Bersanetti e Ambrosi, ebbe-
               ro  un  ruolo  importante  e  significativo  nella  lotta  contro  l’occupazione  nazi
               fascista.  Gli  ultimi  due  operarono  a  Roma  nel  “Fronte  Clandestino  di
               Resistenza”, Bersanetti ne fu addirittura il vice comandante, mentre il primo,
               Alessi, fu a capo delle formazioni partigiane della Valtellina.
                    Come abbiamo già detto gran parte dei carabinieri paracadutisti all’atto
               dell’armistizio erano, già da oltre un anno, nei campi di prigionia. Dopo lo scio-
               glimento del 1° Battaglione CC.RR. paracadutisti i suoi reduci, eccetto quelli
               confluiti nelle sezioni addette alla Folgore e Nembo, vennero impiegati in Italia,
               presso i comandi stazioni o all’estero in altri scacchieri di operazione.
                    Il  vicebrigadiere  paracadutista  Lodovico  Timbri,  attendente,  uomo  di
               fiducia e autista del maggiore Edoardo Alessi nella campagna d’Africa, rientrato
               in  Italia  dopo  lo  scioglimento  del  battaglione,  seguì  il  proprio  comandante
               sconfinando l’8 dicembre 1943 in Svizzera per evitare l’arresto dei fascisti.


               (10)  Motivazione: Carabiniere addetto ad un comando di divisione, accompagnava volontariamente il capo di
                    S.M. presso un reparto dove si era determinata una difficile situazione ad opera di elementi sediziosi. Fatto
                    segno di improvvisa e violenta aggressione che causava la morte del Capo di S.M. della divisione, dimostrava
                    sangue freddo ed attaccamento ai superiori che tentava di difendere contro gli aggressori. Benché ferito non
                    desisteva dal generoso tentativo, fino a quando, perduti i sensi cadeva a terra accanto al corpo esanime del-
                    l’ufficiale, Km 141 rotabile di Carlo Felice (Sardegna).
               (11)  ASAC, D802.18, f.n. 2/3 di prot. 1943, datato 3 gennaio 1944.

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