Page 261 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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1943
I CARABINIERI PARACADUTISTI E LA RESISTENZA
Per i fatti sopra descritti, venne concessa al Carabiniere Bernabè una
Medaglia di Bronzo al Valor Militare .
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Ma il comportamento dei due carabinieri non fu un episodio isolato.
Infatti il 17 novembre 1943 il generale Ronco attribuì alla 314ª sezione un enco-
mio , con ordine del giorno numero 21, con la seguente motivazione: nei giorni
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che seguirono l’armistizio i Carabinieri Reali della 314ª sezione Nembo, fedelissimi ed esem-
plari sempre nell’adempimento del dovere, hanno assolto brillantemente delicati compiti di
polizia militare, prodigandosi in gravosi servizi con avvedutezza ed energia, contribuendo al
rapido ristabilimento dell’ordine e della disciplina nell’ambito divisionale. Tutti hanno dato
alta prova di spirito militare e di sacrificio, riconfermando ancora una volta le elette virtù e
tradizioni dell’Arma.
4. Carabinieri reali paracadutisti impegnati nella resistenza
Nei primi mesi di lotta contro i nazi fascisti diversi furono gli esempi di
reduci del 1° Battaglione CC.RR. paracadutisti che operarono, in Italia e all’este-
ro, nelle organizzazioni clandestine di resistenza.
Ancor prima dei singoli carabinieri paracadutisti va ricordato però che i
comandanti delle unità che si erano alternati Alessi, Bersanetti e Ambrosi, ebbe-
ro un ruolo importante e significativo nella lotta contro l’occupazione nazi
fascista. Gli ultimi due operarono a Roma nel “Fronte Clandestino di
Resistenza”, Bersanetti ne fu addirittura il vice comandante, mentre il primo,
Alessi, fu a capo delle formazioni partigiane della Valtellina.
Come abbiamo già detto gran parte dei carabinieri paracadutisti all’atto
dell’armistizio erano, già da oltre un anno, nei campi di prigionia. Dopo lo scio-
glimento del 1° Battaglione CC.RR. paracadutisti i suoi reduci, eccetto quelli
confluiti nelle sezioni addette alla Folgore e Nembo, vennero impiegati in Italia,
presso i comandi stazioni o all’estero in altri scacchieri di operazione.
Il vicebrigadiere paracadutista Lodovico Timbri, attendente, uomo di
fiducia e autista del maggiore Edoardo Alessi nella campagna d’Africa, rientrato
in Italia dopo lo scioglimento del battaglione, seguì il proprio comandante
sconfinando l’8 dicembre 1943 in Svizzera per evitare l’arresto dei fascisti.
(10) Motivazione: Carabiniere addetto ad un comando di divisione, accompagnava volontariamente il capo di
S.M. presso un reparto dove si era determinata una difficile situazione ad opera di elementi sediziosi. Fatto
segno di improvvisa e violenta aggressione che causava la morte del Capo di S.M. della divisione, dimostrava
sangue freddo ed attaccamento ai superiori che tentava di difendere contro gli aggressori. Benché ferito non
desisteva dal generoso tentativo, fino a quando, perduti i sensi cadeva a terra accanto al corpo esanime del-
l’ufficiale, Km 141 rotabile di Carlo Felice (Sardegna).
(11) ASAC, D802.18, f.n. 2/3 di prot. 1943, datato 3 gennaio 1944.
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