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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943
Come tanti ventenni, avevano il tipico slancio giovanile, che, unito alla
passione, li portò a rientrare rapidamente in servizio. La sorte li ha poi destinati
a servire gli Italiani entrambi a Roma nel 1943, l’anno che questo numero spe-
ciale della Rassegna dell’Arma dei Carabinieri intende approfondire. Fu un anno
cruciale nella storia d’Italia, che vide proprio la Capitale teatro di episodi, ricor-
dati ancora oggi.
Per Romeo Rodriguez Pereira l’anno iniziò col trasferimento, il 5 gennaio,
alla Tenenza di Roma-Appia proveniente da quella di Roma-Ostia, dove era
effettivo dal 5 luglio 1942, allorquando era rientrato in servizio dalla convale-
scenza per la patologia contratta in Africa.
Per Attilio Boldoni il 1943 cominciò nell’inferno russo. Riuscì a raggiun-
gere, con un piede congelato, un ospedale da campo solo il 23 gennaio, per
essere trasferito in Italia, con un treno ospedale del “Sovrano Militare Ordine
di Malta” partito 31 gennaio. Il 5 febbraio arrivò all’ospedale della “Croce Rossa
Italiana” di Chiavari, da dove fu dimesso il 4 marzo con sessanta giorni di con-
valescenza. Il 3 maggio rientrava in servizio e il 1° luglio 1943 trasferito a
comandare la Tenenza di Roma Parioli.
Proprio in quel caldo luglio del 1943, Roma fu teatro di fatti noti ancora
oggi.
Non dimentichiamo che i cittadini soffrivano sulla loro pelle la situazione
drammatica del Paese: il 10 luglio gli anglo-americani erano sbarcati in Sicilia,
raggiugendo Palermo in appena dodici giorni. Il 19 luglio, mentre il duce incon-
trava Hitler a Feltre, gli aerei alleati bombavano Roma, per la prima volta nella
sua storia millenaria. In quella tragica giornata, tra i 719 morti, ci furono il
Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Reali, Generale di Corpo
d’Armata Azolino Hazon, e il Capo di Stato Maggiore del Comando Generale,
Colonnello Ulderico Barengo, che erano accorsi nel quartiere San Lorenzo, il
più colpito, per portare tempestivamente il loro contributo alla popolazione. In
uno dei periodi più difficili della Storia del Paese, l’Arma fu colpita duramente
con la morte di due uomini che si sarebbero potuti rivelare decisivi per le sorti
dell’Italia nei giorni successivi.
I nostri due giovani comandanti di tenenza notavano che il malcontento
covava anche tra le gerarchie militari e l’establishment monarchico, tanto da indur-
re il re a comprendere che era giunta l’ora di cambiare. Tra gli stessi gerarchi
fascisti si ampliava la convinzione che Mussolini stesse trascinando il Paese
verso la rovina.Gli eventi avevano definitivamente eliminato le residue possibi-
lità di successo che il duce ancora esternava, sperando in una vittoria finale dei
tedeschi.
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