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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943




             delle più belle pagine di eroismo, purtroppo rimaste per tanto tempo sconosciu-
             te agli italiani. Sconosciute perché rimosse.
                  E infatti il ritorno dei reduci in patria fu accompagnato da una delusione
             cocente, per gli internati - ne sono sicura per aver letto tantissime loro testi-
             monianze - ha pesato, negli anni, più che il ricordo del Lager, per quanto duris-
             simo, il ricordo amaro del ritorno, allorché si accorsero che il paese, la patria
             non li capiva ed era divenuta estranea se non ostile. La loro esperienza sem-
             brava incomunicabile a chi non l’aveva provata e il silenzio per decenni avvolse
             le loro storie.


             10.Per i Carabinieri deportati il 7 ottobre 1943, questo fu l’epilogo
                  Tra  i  capi  d’imputazione  nel  processo  che  subì  Kappler  da  parte  del
             Tribunale militare di guerra italiano nel 1948, figura l’imputazione di estorsio-
             ne per la taglia imposta agli ebrei romani di cinquanta chilogrammi d’oro, ma
             non  figura  alcun  riferimento  alla  razzia  del  16  ottobre  né  alla  precedente
             deportazione dei Carabinieri da Roma. Condannato all’ergastolo per i cinque
             fucilati in più delle Fosse Ardeatine, evase dal carcere militare del Celio la notte
             del 15 agosto 1977 con la messa in scena della fuga in una valigia. Quanto al
             Maresciallo Graziani, il Tribunale militare di Roma lo assolse dall’accusa di
             aver ordinato il disarmo dei Carabinieri, che si trovavano a Roma, perché, pur
             essendosi stabilita la materiale sussistenza di fatti, si è escluso che essi siano
             stati commessi nell’intento di favorire il tedesco (sentenza definitiva del 2 giu-
             gno  1950).  Il  generale  Casimiro  Delfini,  che  diede  esecuzione  all’ordine  di
             Graziani e che poi passò alla RSI, fu assolto in appello con formula piena (sen-
             tenza del 13 gennaio 1948) perché il fatto non è previsto dalla legge come
             reato. Insomma: come se non ci fosse stata nessuna cattura e nessuno fosse
             andato a morire e a conoscere la fame e l’umiliazione di venti mesi di Lager.
             Diritto all’oblio e alla dimenticanza.
                  Ma il compito degli storici è quello di combattere l’oblio e soprattutto di
             dar voce a quelli che non l’hanno mai avuta, facendo parlare le carte conservate
             negli archivi. E quindi, a seguito di una ricerca promossa anni fa dal Museo
             Storico della Liberazione di Roma, e a me affidatami, di cui il presente articolo
             è solo una sintesi, si è cominciato a sollevare il velo su questo evento. Un primo
             risultato è stato quello di sistemare nel 2010, dinanzi alla Legione Allievi, in via
             Generale Carlo Alberto dalla Chiesa, per iniziativa della Comunità ebraica di
             Roma e del Primo Municipio, dodici pietre di inciampo, una dedicata collettiva-
             mente ai Carabinieri deportati, e undici con incisi i nomi di quei Carabinieri di


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