Page 204 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943
A via Tasso l’ufficiale viene presto riconosciuto. È sottoposto inutilmente a feroci tor-
ture. Riesce a inviare un messaggio alla moglie, dicendole di tornare a casa. A febbraio 1944
la famiglia de Carolis lascia il nascondiglio di via Gaeta, ormai purtroppo inutile. Il 24
marzo 1944 Ugo de Carolis viene trucidato alle Fosse Ardeatine. Viene decorato di medaglia
d’Oro al Valore Militare alla memoria, con la seguente motivazione:
Capo di Stato Maggiore del Comando dei Carabinieri Reali
del Fronte militare della Resistenza diede tutto se stesso all’organizzazione.
Sprezzante dei gravissimi rischi cui si esponeva, affrontò impavido i pericoli
e le insidie della polizia nazi-fascista che lo perseguitava e lo ricercava.
Arrestato dalla Gestapo subì per due mesi nelle prigioni di via Tasso le più inumane
torture per mantenere il segreto dell’attività clandestina dei Carabinieri Reali.
Martoriato, con lo spirito fieramente drizzato contro i nemici della Patria,
piegava il corpo solo sotto la mitraglia del plotone di esecuzione.
Fronte della Resistenza. Fosse Ardeatine, ottobre 1943-24 marzo 1944.
8. I Carabinieri romani nei Lager tedeschi
Di essi sappiamo che, una volta giunti nei campi di concentramento in
Austria, in Germania e in Polonia, entrarono a far parte della grande massa degli
internati militari italiani (IMI), fatti prigionieri su tutti i fronti dopo l’8 settembre
1943.
Questi, prima considerati prigionieri di guerra da una direttiva del 15 set-
tembre dell’Ober Kommando der Wehrmacht (OKW), appena cinque giorni dopo
furono declassati a internati, denominazione escogitata da Hitler, dopo la libe-
razione di Mussolini e la nascita della Repubblica sociale per rimediare alla con-
traddizione per cui la Germania deteneva come prigionieri di guerra i cittadini
di una nazione formalmente ancora alleata. Ma ciò li poneva in una condizione
assai più svantaggiosa, privi di uno status giuridico e quindi della tutela della CRI
e di ogni altra organizzazione umanitaria nonché di quella della nazione di
appartenenza.
Tuttavia agli internati militari italiani fu posta un’alternativa subito dopo la
cattura e, successivamente, anche nel corso della prigionia, quella di tornare libe-
ri se avessero optato per il Terzo Reich, arruolandosi nelle Forze armate tedesche
o per la Repubblica sociale italiana, nel costituendo esercito di Mussolini. Si
sarebbero salvati con una semplice firma, ma non lo fecero, se non in minima
parte, anche se malati, anche se ridotti a scheletri ambulanti, rifiutarono ripetu-
tamente.
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