Page 203 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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LA DEPORTAZIONE RIMOSSA DEI CARABINIERI ROMANI. 7 OTTOBRE 1943
Quale sia la verità, se cioè Graziani usò i tedeschi o fu loro strumento è
oggi un quesito a cui, con l’apertura degli archivi, abbiamo potuto dare risposta.
Si trattò di una coincidenza di interessi, e quindi entrambe le affermazioni sono
vere. Tuttavia Graziani non agì in proprio, l’ordine venne dal duce stesso.
La conferma è venuta con l’apertura dell’archivio privato della famiglia
Petacci nel 2011, in una lettera a Claretta del 10 ottobre 1943, proprio Mussolini
rivendica la paternità dell’ordine, infatti nella lettera dice espressamente: I
Carabinieri sono stati dovunque lo strumento raffinato e crudele del regime badogliesco. Dopo
l’assassinio di Ettore Muti, il sano popolo li odia, io li ho disarmati e concentrati per una
severa lezione: non hanno opposto la minima resistenza.
E quale resistenza avrebbero potuto opporre i Carabinieri se Graziani
aveva costretto gli stessi ufficiali a disarmare i propri uomini, avendo minacciato di
passare per le armi i disobbedienti, e di voler effettuare rappresaglie sulle fami-
glie degli ufficiali e dei sottufficiali, che, tra l’altro, abitavano negli alloggi dema-
niali delle caserme, quindi erano facilmente rintracciabili? E, Graziani, lo sap-
piamo, conoscendo il suo passato colonialista, era uomo uso alle rappresaglie.
Un’atmosfera di terrore, infatti, piombò in quei giorni sulle famiglie degli
scampati alla deportazione, ce lo testimonia il figlio di un ufficiale, il maggiore Ugo
De Carolis, che quella mattina del 7 ottobre si era sottratto alla cattura. Paolo,
all’epoca, aveva cinque anni, ma la sua memoria è nitida. Questo che segue è il suo
racconto : All’alba del 7 ottobre, il maggiore Ugo De Carolis si sottrae alla cattura e deve
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trovare immediatamente, in una situazione estrema di pericolo di vita, rifugio per sé e per la fami-
glia. Egli riceve ospitalità nell’Istituto Angelo Mai dei Fratelli delle Scuole Cristiane.
L’Istituzione Teresiana offre invece alloggio, nella casa di via Gaeta 8, alla moglie di Ugo, Rosa
(Sisina) Marturano, con i figli Paolo, di cinque anni, e Nicoletta ed Enrico, gemelli di sedici mesi.
Con Sisina entrano a via Gaeta l’anziana madre Aure, la sorella Adriana e la fedele domestica
Santina. Il cognome De Carolis non deve trapelare. Le Teresiane assisteranno così per oltre quat-
tro mesi quella che esse conoscono come la famiglia Marturano. Dopo il 7 ottobre 1943, Paolo
incontra fugacemente suo padre a capodanno del 1944 nell’Istituto di Angelo Mai, e poi il 21 o
il 22 gennaio in viale Angelico nell’appartamento segreto di un parente sfollato. Dopo quella data,
a via Gaeta non giungono più notizie di Ugo. La mancanza di notizie del capofamiglia inducono
ben presto alla preoccupazione più angosciante. Si saprà più tardi che il 23 gennaio, su delazione,
Ugo de Carolis era stato arrestato dalla Gestapo nel corso di una riunione operativa con altri
ufficiali e rinchiuso a via Tasso. Rifiutando il disarmo e l’ordine di deportazione, il maggiore Ugo
de Carolis aveva iniziato il 7 ottobre 1943 la lotta clandestina antinazista e antifascista. I cara-
binieri sbandati erano stati organizzati, armati e inquadrati nelle formazioni del Fronte
Militare della Resistenza, del quale Ugo de Carolis era stato nominato Capo di Stato Maggiore.
(11) In Anna Doria, Oggi sono venuti i tedeschi a Roma, Roma, Gangemi, 2017, pp. 131-134.
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