Page 207 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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LA DEPORTAZIONE RIMOSSA DEI CARABINIERI ROMANI. 7 OTTOBRE 1943




                    Nei miei due libri dedicati a questa ricerca, sono moltissimi gli esempi di
               vessazioni, di accanimento persecutorio, nonché di vere e proprie torture nei
               confronti dei Carabinieri per il loro atteggiamento anticollaborazionista, anti
               ‘opzione’. Credo quindi che i tedeschi non ci contassero molto sul passaggio dei
               Carabinieri alla RSI.
                    Un Carabiniere Antonio Petrazzuolo internato a Wolfsberg, nella Carinzia,
               racconta nel suo diario: un soldato tedesco ci informò subito, che noi carabinieri valevamo
               sette centesimi, l’equivalente di un colpo di pistola e che finita la guerra saremmo stati tutti fuci-
               lati. Pare infatti che l’ordine di Hitler, che non fu eseguito, riguardasse, prima del
               ritiro dalla guerra, la eliminazione di tutti gli italiani presenti nei campi. Sicché, il
               periodo immediatamente precedente la liberazione, fu il più drammatico da sop-
               portare per le stragi, stragi frutto dello spirito di vendetta dei tedeschi, che river-
               sarono sugli italiani la rabbia per la sconfitta subita, e che costarono la vita a cin-
               quecento, seicento internati. Tra queste ce n’è una che riguarda in particolare i
               Carabinieri, quella di Stiege, nei pressi della città di Lipsia, del 13 aprile 1945, che
               ho ricostruito attraverso le carte dell’archivio dell’Arma. In essa furono uccisi
               quindici Carabinieri e dieci soldati. La notizia è riferita dall’unico scampato, il
               Carabiniere Mario Bianchi. Questa la testimonianza: uno alla volta fummo colpiti da
               raffiche di mitra sparate da breve distanza… vedevo i miei compagni precipitare ad uno ad
               uno entro quella specie di voragine ed anch’io attendevo da un attimo all’altro il colpo mortale.
               Ma questo per mia fortuna non venne. So solo che perduti i sensi, caddi ad un tratto io pure,
               come fulminato da una scossa elettrica, rimanendo esanime sul limite della buca […]. Quando
               rinvenni mi trovai addosso alcuni dei miei compagni morti e sentii sparare l’ultimo colpo di
               moschetto che era indirizzato al brigadiere Antonio Battuello, in quanto io subito lo riconobbi
               dalla voce […] (Era un suo amico). I soldati tedeschi stavano intimando al sottufficiale,
               percuotendolo e sfregiandolo che gridasse Viva Mussolini, Battuello malgrado ciò, volle gridare
               Viva l’Italia, Viva l’Italia e indi i tedeschi, non avendo potuto ottenere che obbedisse, gli spa-
               rarono vari colpi di moschetto e lo gettarono nella fossa. Trascorsa circa mezz’ora, quando gli
               assassini  se  ne  furono  andati,  uscii  da  quel  luogo  di  morte  […].  Giunto  il  18  aprile  a
               Nordhaus, incontrai le truppe americane e al loro comandante raccontai l’accaduto .
                                                                                   (17)
                    Episodio eroico che non ha bisogno di commenti e che ritengo doveroso
               riportare alla luce. Comunque nonostante la fame, le vessazioni, il freddo, le
               malattie, i bombardamenti, il lavoro forzato, quasi tutto il Regio esercito italiano
               in  mano  ai  tedeschi,  sparso  nei  territori  sotto  il  controllo  tedesco  (attuali
               Germania, Austria e Polonia) resiste e scrive nei campi di concentramento una


               (17)  Direzione dei Beni Storici e Documentali del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri,
                    Archivio Storico dell’Arma dei Carabinieri, Documentoteca, fascicolo 9/486-1969, Il com-
                    portamento dei carabinieri nei campi di concentramento nazisti.

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