Page 199 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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LA DEPORTAZIONE RIMOSSA DEI CARABINIERI ROMANI. 7 OTTOBRE 1943
Il programma politico del partito fascista repubblicano, noto anche come “Carta di Verona”
(Fonte: Comune di Trieste, Civico Museo della Guerra per la Pace “Diego de Henriquez”)
Per gli ufficiali in caso di disobbedienza si minacciava l’esecuzione som-
maria e l’arresto delle rispettive famiglie. E non deve lasciare perplessi questa
fredda determinazione di Graziani nei confronti dei Carabinieri, egli era un
generale uso a feroci rappresaglie e da Mussolini era stato impiegato in Libia e
in Etiopia per una guerra di annientamento. Lo dimostrano l’autorizzazione da
lui richiesta per l’uso dei gas asfissianti sulle popolazioni civili e le stragi com-
piute ad Addis Abeba e a Debre Libanos dopo l’attentato, cui sfuggì, del 19 feb-
braio 1937 .
(8)
L’ordine di esecuzione a tutti i comandi Carabinieri, nella stessa data, è del
generale Delfini, che per l’esecuzione rigorosa di quanto stabilito si richiamava
al senso di responsabilità e di dignità militare degli ufficiali tutti.
La consegna ai tedeschi fu preceduta dalla spoliazione delle armi, che per
un militare è la cosa più disonorevole, e per mano dei loro stessi ufficiali e dei
militi della PAI, quindi di altri italiani, oltre che dei paracadutisti tedeschi e delle
Camicie Nere dei battaglioni Mussolini, che circondarono gli edifici delle caser-
me. Un vero e proprio tradimento, così fu percepito dalle vittime, anche se
occorre dire che il generale Delfini, in assenza del comandante generale
Archimede Mischi, si era trovato, per caso, a svolgere quella funzione e ad
affrontare quella imprevedibile situazione.
(8) Delle feroci rappresaglie di Graziani ci sono prove inconfutabili nei documenti dell’Intelligence
Military Service degli U.S.A., restituiti all’Italia nel 1947 ed attualmente conservati all’Archivio
centrale dello Stato; Angelo Del Boca, I gas di Mussolini, Roma, Editori Riuniti, 1996;
Alessandro Cova, Graziani, un generale per il regime, Roma, Newton Compton, 1987, p. 177 e ss.
Lo storico Jan Campbell, accademico dell’università di Addis Abeba, stima le vittime com-
plessive tra 19.000 e 17.462, cfr. Jan Campbell, Il massacro di Addis Abeba, una vergogna italiana,
Milano, Rizzoli, 2018.
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