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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943
Ecco perché Kappler sembrava differire l’ordine di Berlino, già del 25 set-
tembre, di deportare gli ebrei dall’Italia, mentre nei territori occupati fino ad
allora, la prima operazione da effettuarsi era stata sempre quella della pulizia
etnica, e cioè la caccia e il rastrellamento degli ebrei.
Ma perché a distanza di qualche generazione da questo evento si era quasi
perduto il ricordo e anche fra gli addetti ai lavori si fa ancora fatica a riconnet-
terlo nell’insieme della vicenda resistenziale? E perché la stessa Arma dei
Carabinieri, all’esterno, dal dopoguerra ad oggi, ha cercato di far conoscere e
ricordare, di quel tragico periodo, soprattutto l’episodio eroico del giovane bri-
gadiere Salvo D’Acquisto, rimasto a difesa dei cittadini nella piccola stazione di
Torrimpietra, una borgata di Roma? Certo il comportamento di Salvo fu quello
più in linea con la tradizione dell’Arma di preminente tutela della popolazione,
ma anche lui, dopo l’8 settembre, s’era posto il problema del che fare.
Esortato da un suo collega a passare alla Resistenza e a dismettere di
indossare la divisa, ormai divenuta pericolosa, come si riporta in una sua bio-
grafia, così aveva risposto: Credi che non ci abbia pensato? Ma io vivo con quelle persone
da quasi un anno, si confidano con me come ad un fratello. Mi chiedono consigli. Si fidano.
Come potrei tradirli andandomene? [...] per te è diverso. Non hai la responsabilità di una
comunità che si rivolge a te [...] quindi è giusto che tu vada a compiere il tuo dovere nel modo
che ritieni più opportuno per difendere la Patria. Ma quelle persone sono state affidate a me
proprio perché indosso questa divisa, se le abbandonassi, tradirei anche questa divisa .
(3)
Infatti la sua scelta, come sappiamo, fu quella di addossarsi personalmente la
responsabilità dell’esplosione di un ordigno, esplosione del tutto accidentale,
ma che i tedeschi attribuivano ad un attentato. Ciò fece per tentare di salvare i
ventidue ostaggi che, insieme con lui erano stati presi e minacciati di fucilazio-
ne, se non si fosse trovato il colpevole. Così alla sera del 23 settembre 1943,
Salvo che non aveva ancora compiuto ventitré anni, fu all’istante passato per le
armi ed ebbe solo il tempo di lanciare un secco “viva l’Italia” mentre gli ostaggi,
grazie a lui, erano liberati.
3. Non solo Salvo d’Acquisto
Nella storia dell’Arma c’è stata anche questa storia di Carabinieri resisten-
ti, deportati e dimenticati per anni e anni, tanto che oggi è addirittura difficile
ricostruirne le tracce. Eppure un testimone ebreo, Piero Terracina, un supersti-
te di Auschwitz, anche in passato, aveva cercato di richiamare l’attenzione su
tale evento caduto nell’oblio: In famiglia, quando eravamo già oppressi dalle leggi raz-
(3) Rita Pomponio, Salvo D’Acquisto, il martire in divisa, Alba, San Paolo, 2008, p. 206.
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