Page 195 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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LA DEPORTAZIONE RIMOSSA DEI CARABINIERI ROMANI. 7 OTTOBRE 1943
ziali ma Roma, appena occupata dai nazisti non aveva ancora conosciuto la razzia del
Ghetto, venimmo a conoscenza della razzia di un gran numero di carabinieri. Sapemmo poi
che erano stati stipati in carri bestiame e deportati per ignota destinazione. Mi sono sempre
domandato perché di questo triste episodio non se ne fosse mai parlato .
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Oggi è praticamente impossibile conoscere il numero preciso di quanti
Carabinieri deportati da Roma non siano più tornati, sia perché con l’occupazio-
ne delle caserme da parte dei tedeschi tutto il carteggio andò distrutto, sia perché
nel caos del dopoguerra non si pensò di fare un’anagrafe generale, come in altre
nazioni si fece, degli internati prigionieri man mano che ritornavano in patria, e
che, certo, non tutti si ripresentavano ai corpi ed alle unità di appartenenza. Così
le cifre restano tuttora indeterminate e all’Ufficio Caduti in Guerra, per le perdite
della seconda guerra mondiale, c’è ancora un dato di oltre 130 mila uomini con-
siderati dispersi. Insomma queste ed altre domande mi hanno guidato nella ricer-
ca tra le preziose carte dell’Archivio del Museo Storico dei Carabinieri e quello
dell’Ufficio Storico del Comando Generale dell’Arma. Inoltre il collegamento
con la successiva deportazione degli ebrei da Roma è emerso con chiarezza dalla
consultazione dei telex, intercorsi in quel periodo tra Roma e Berlino, materiale
decriptato nel 2000 . Ho così scoperto che da tempo i Carabinieri si erano meri-
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tati da Kappler il titolo di inaffidabilità; infatti, in un telex del 30 agosto 1943,
quindi prima dell’armistizio, Kappler, che era un gran conoscitore della situazio-
ne politico-militare italiana, avendovi dal 1938 soggiornato a lungo, aveva esor-
tato i suoi connazionali a diffidare di loro, aveva capito che erano molto diversi
dalle SS tedesche. Anche se svolgono funzioni di polizia, obbediscono ad ordini
militari, dal nostro punto di vista sono da considerarsi inaffidabili.
Insomma Kappler aveva capito che la situazione italiana non era parago-
nabile a quella tedesca, se in Germania dal 1934 in poi, dopo la notte dei lunghi col-
telli e la liquidazione delle SA (Sturmabteilung), l’unico capo indiscusso era il
Führer, avendo abolito la Repubblica, risuscitato il Reich e realizzato un totali-
tarismo perfetto, in Italia invece si era costituita una sorta di diarchia, da una
parte il regime fascista con il duce, dall’altra la monarchia con il re. E i
Carabinieri erano proverbialmente fedeli al re. Quindi, pur dovendo passare alla
dipendenza del comando germanico dopo l’8 settembre, non avevano certo
eseguito alla lettera gli ordini dei tedeschi, quando questi erano lesivi della
popolazione.
(4) Questa testimonianza, che mi rilasciò nell’incontro con lui in una scuola romana, si trova
testuale nel libro di Roberto Dall’Olio, La notte sul mondo, Faenza, Mobydick, 2011, p. 9.
(5) L’Italia del ’43 nei telegrammi nazisti (Roma-Berlino, luglio-novembre), National Archives, Kew
Gardens, Surrey, Gran Bretagna, a cura di Mario J. Cereghino, consultabili presso l’archivio
di Casarrubea di Partinico, www.casarrubea.wordpress.com.
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