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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943




             1.  Occupazione nazista di Roma
                  Legato al periodo dell’occupazione militare di Roma da parte delle Forze
             armate germaniche, nei giorni successivi all’8 settembre 1943, c’è stato un even-
             to che è sembrato essere scivolato dalla memoria della città, e io, che da anni mi
             dedico a questa ricerca, ne ho trovato notizia in diari o memoriali dell’epoca ma
             in modo molto approssimativo  e poi più nulla. Eppure è un evento che si col-
                                          (1)
             lega e in un certo senso prepara quello più noto della razzia nel Ghetto del
             primo nucleo di ebrei romani, il 16 ottobre 1943.
                  Si  tratta  dell’ordine  di  disarmo  e  successivamente,  il  7  ottobre  1943,  di
             deportazione nei Lager nazisti in Germania e in Polonia dei Carabinieri romani,
             che dopo l’8 settembre, in base a convenzioni internazionali, erano dovuti resta-
             re al loro posto, passando agli ordini degli occupanti. Anche sul numero c’è tut-
             tora incertezza: 2.500? 2.000? 1.500? Certo avrebbero dovuto essere molti di più
             ma la notizia, trapelata all’esterno, quella mattina del 7 ottobre, permise alla mag-
             gior parte di mettersi in salvo.
                  Un’eco di questo evento e l’impressione che dovette suscitare nella popo-
             lazione romana, abituata ad un rapporto molto stretto con i Carabinieri, possia-
             mo rintracciare nella cronaca di Paolo Monelli Roma 1943. Il giornalista, pur
             senza approfondire la notizia della deportazione, ci fa immaginare, da quella
             data, la città abbandonata a se stessa. Disarmati i Carabinieri, Roma divenne città occu-
             pata. Città di retrovie, di un esercito impegnato in disperata guerra sul Volturno e subito
             cominciò quella paurosa progressione di angherie, di torsioni, di violenze che durò trentacinque
             settimane. [...] Non era più sicura la casa, la chiesa, il convento. Ogni pretesto era buono per
             i tedeschi o per gli sbirri della polizia fascista per penetrare di giorno, di notte negli apparta-
             menti, a portare via uomini e cose e vettovaglie.
                  A documentare questo clima un episodio che ho rintracciato recentemente
             in un archivio privato, e sorprendentemente rimosso e dimenticato, anche se la
             stampa dell’epoca, dopo la liberazione di Roma, lo riportò a più riprese, l’ucci-
             sione di una madre, la signora Rosa Guarnieri Carducci, da parte di soldati tede-
             schi e di militi fascisti, per aver difeso con il proprio corpo, il figlio, scambiato
             per un Carabiniere. Questo il fatto. Una pattuglia di militi, in viale delle Milizie,
             nei pressi della Legione Allievi, aizzati da una spia italiana, erano entrati in un
             palazzo  al  numero  76,  alla  ricerca  di  Carabinieri  fuggiaschi  che  vi  potessero
             essersi rifugiati. Poiché la donna cercava di coprire il giovane, che, tra l’altro, si
             trovava a letto, malato, la colpirono con due colpi di moschetto, e mentre stava


             (1)  Cfr. Anna Maria Casavola, 7 Ottobre 1943 la deportazione dei Carabinieri romani nei Lager nazisti,
                  Roma, Edizioni Studium, 2008; Anna Maria Casavola, Carabinieri tra Resistenza e deportazioni,
                  Roma, Edizioni Studium, 2021.

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