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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943




                  Kappler, uomo delle SS, certamente doveva sapere che nel corso della
             guerra, l’Esercito Regio non fascistizzato, nei territori occupati insieme con le
             forze dell’Asse, si era rifiutato di applicare le leggi razziali.
                  Lo storico tedesco Gerhard Schreiber riferisce come, a causa del proble-
             ma razziale, l’Italia si fosse ritrovata fortemente in disaccordo con i tedeschi e
             che il rifiuto dell’Italia di procedere allo sterminio degli ebrei giocò un ruolo
             decisivo nel progressivo deterioramento dei rapporti con i due alleati, rapporti
             compromessi, quindi, già prima dell’8 settembre.
                  Infatti - come riporta Schreiber nel suo libro La vendetta tedesca - il Ministro
             della propaganda Goebbels così si esprimeva: Gli italiani sono estremamente blandi
             nel trattare gli ebrei. Proteggono gli ebrei italiani sia a Tunisi, che nella Francia occupata e
             non consentono che vengano arruolati per il lavoro obbligatorio oppure che portino la stella di
             Davide. Questo dimostra ancora una volta che il fascismo non osa in realtà andare fino in
             fondo alle questioni, ma è assai superficiale per quanto riguarda i problemi più importanti.
             La questione ebraica ci procura un monte di complicazioni. Dovunque anche fra i nostri
             alleati, gli ebrei hanno amici che li aiutano .
                                                (6)


             4.  I Carabinieri, ostacolo da eliminare
                  Quindi, per Kappler, date queste premesse, prima andava neutralizzata
             l’Arma.  Nel  telex  del  20  settembre  1943  ai  suoi  superiori  Wolff   e
             Kaltenbrünner a Berlino, Kappler scriveva: gli amici della Germania segnalano il cre-
             scente odio dei Carabinieri che sono la fonte di quasi tutta l’animosità contro i tedeschi.
                  Per prendere tempo e certamente per un suo piano, Kappler escogitò la
             taglia dei cinquanta chilogrammi d’oro che impose alla comunità ebraica, oro
             che fu consegnato a Via Tasso, che era la sede del Comando germanico a Roma,
             il 28 settembre.
                  La sua preoccupazione crebbe ancora di più quando ricevette l’ordine tas-
             sativo di effettuare la deportazione degli ebrei romani e si accorse che le misure
             contro di essi suscitavano apprensione nella popolazione, perché - ed evidente-
             mente la cosa dovette sorprenderlo - verso gli ebrei c’erano simpatie. Per la rac-
             colta dell’oro avevano contribuito infatti anche non ebrei. Nel telex del 29 set-
             tembre Kappler dice anche: considerato l’odio crescente nei nostri confronti, è possibile
             che sorgano difficoltà serie per tutti i tedeschi.
                  Di conseguenza, cercò di differire l’ordine di deportazione degli ebrei da
             Roma e, grazie al console Moellhausen, fece avanzare la proposta di assegnare
             gli ebrei al lavoro coatto, come era avvenuto a Tunisi, ma i suoi superiori a
             (6)  Gerhard Schreiber, La vendetta tedesca, Milano, Mondadori, 2002, pp. 27-33.

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