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LA DEPORTAZIONE RIMOSSA DEI CARABINIERI ROMANI. 7 OTTOBRE 1943
Insomma, i Carabinieri romani furono catturati con modalità diverse rispetto
a quelle subite da tutti i militari italiani dopo l’8 settembre, e tali da generare in essi
la convinzione di “essere stati traditi e consegnati dai loro stessi capi e non solo i
più alti”. In un articolo del giornale “Ricostruzione”, quotidiano del Partito
Democratico del Lavoro, del 6 luglio 1944, sul tradimento ai Carabinieri, ci si
augura “che tutti i responsabili siano raggiunti dal meritato castigo. Se ciò disgra-
ziatamente non avvenisse e fosse possibile ai traditori crearsi un alibi e tornare
nelle file dell’Arma, allora i nostri Caduti per la causa della libertà: tenente colo-
lonnello Frignani, tenente colonnello Talamo, maggiore De Carolis, capitano
Aversa sarebbero morti invano ed invano avrebbero sofferto le centinaia e centi-
naia di deportati dell’Arma in Polonia e Germania”. Insomma la percezione che,
al momento, ne ebbero le vittime - cioè i Carabinieri spogliati delle armi e catturati
- fu di un golpe fascista all’interno della stessa Arma dei Carabinieri, ai danni del-
l’elemento più antitedesco e più fedele al re o, meglio, all’idea dello Stato legittimo.
6. A Napoli l’Arma combatte
I Carabinieri a Napoli avevano combattuto e molto entusiasmo e determi-
nazione aveva suscitato a Roma la notizia della rivolta popolare in cui i Carabinieri
avevano avuto gran parte, combattendo a fianco della popolazione una vera e pro-
pria guerriglia. Sotto la guida intelligente e sicura del tenente colonnello Raffaele
Minniti i Carabinieri avevano dato un contributo determinante al successo della
sollevazione con la disobbedienza occulta e sistematica all’ordine di disarmo della
popolazione dato dai tedeschi. Questi avevano stabilito che i reparti dell’esercito
dovessero consegnare tutte le armi e che le forze di polizia rimanessero armate
solo di pistole. In realtà, ai tedeschi si consegnavano solo vecchi catenacci, le armi
efficienti venivano nascoste. Per non essere scoperti i Carabinieri, a volte, getta-
vano in mare le armi lungo il tratto di Mergellina e poi di notte le ripescavano
coadiuvati da marinai, fingendo di svolgere regolari servizi di pattugliamento.
Tutte queste armi servirono poi ad armare la popolazione. Inoltre i Carabinieri
facevano evadere tutti i giovani rastrellati dai tedeschi e avvertivano in preceden-
za quelli che dovevano essere arrestati. Insomma l’Arma a Napoli aveva dimo-
strato che non era tanto facile sottometterla. A Roma, però, il clima era diverso.
Dal 4 ottobre era stato nominato comandante generale dell’Arma
Archimede Mischi, generale della milizia confinaria, che si era presentato in uffi-
cio ostentando la camicia nera. Il generale Mischi non fu, però, direttamente
responsabile dell’operazione perché in quei giorni si trovava in visita da Mussolini,
a Rocca delle Camminate, nella nuova veste di comandante generale dell’Arma.
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