Page 201 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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LA DEPORTAZIONE RIMOSSA DEI CARABINIERI ROMANI. 7 OTTOBRE 1943




                    Insomma, i Carabinieri romani furono catturati con modalità diverse rispetto
               a quelle subite da tutti i militari italiani dopo l’8 settembre, e tali da generare in essi
               la convinzione di “essere stati traditi e consegnati dai loro stessi capi e non solo i
               più  alti”.  In  un  articolo  del  giornale  “Ricostruzione”,  quotidiano  del  Partito
               Democratico del Lavoro, del 6 luglio 1944, sul tradimento ai Carabinieri, ci si
               augura “che tutti i responsabili siano raggiunti dal meritato castigo. Se ciò disgra-
               ziatamente non avvenisse e fosse possibile ai traditori crearsi un alibi e tornare
               nelle file dell’Arma, allora i nostri Caduti per la causa della libertà: tenente colo-
               lonnello  Frignani,  tenente  colonnello  Talamo,  maggiore  De  Carolis,  capitano
               Aversa sarebbero morti invano ed invano avrebbero sofferto le centinaia e centi-
               naia di deportati dell’Arma in Polonia e Germania”. Insomma la percezione che,
               al momento, ne ebbero le vittime - cioè i Carabinieri spogliati delle armi e catturati
               - fu di un golpe fascista all’interno della stessa Arma dei Carabinieri, ai danni del-
               l’elemento più antitedesco e più fedele al re o, meglio, all’idea dello Stato legittimo.


               6.  A Napoli l’Arma combatte
                    I Carabinieri a Napoli avevano combattuto e molto entusiasmo e determi-
               nazione aveva suscitato a Roma la notizia della rivolta popolare in cui i Carabinieri
               avevano avuto gran parte, combattendo a fianco della popolazione una vera e pro-
               pria guerriglia. Sotto la guida intelligente e sicura del tenente colonnello Raffaele
               Minniti i Carabinieri avevano dato un contributo determinante al successo della
               sollevazione con la disobbedienza occulta e sistematica all’ordine di disarmo della
               popolazione dato dai tedeschi. Questi avevano stabilito che i reparti dell’esercito
               dovessero consegnare tutte le armi e che le forze di polizia rimanessero armate
               solo di pistole. In realtà, ai tedeschi si consegnavano solo vecchi catenacci, le armi
               efficienti venivano nascoste. Per non essere scoperti i Carabinieri, a volte, getta-
               vano in mare le armi lungo il tratto di Mergellina e poi di notte le ripescavano
               coadiuvati da marinai, fingendo di svolgere regolari servizi di pattugliamento.
               Tutte queste armi servirono poi ad armare la popolazione. Inoltre i Carabinieri
               facevano evadere tutti i giovani rastrellati dai tedeschi e avvertivano in preceden-
               za quelli che dovevano essere arrestati. Insomma l’Arma a Napoli aveva dimo-
               strato che non era tanto facile sottometterla. A Roma, però, il clima era diverso.
                    Dal  4  ottobre  era  stato  nominato  comandante  generale  dell’Arma
               Archimede Mischi, generale della milizia confinaria, che si era presentato in uffi-
               cio  ostentando  la  camicia  nera.  Il  generale  Mischi  non  fu,  però,  direttamente
               responsabile dell’operazione perché in quei giorni si trovava in visita da Mussolini,
               a Rocca delle Camminate, nella nuova veste di comandante generale dell’Arma.


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