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1943: LE QUATTRO GIORNATE DI NAPOLI. I CARABINIERI DELLA STAZIONE DI NAPOLI PORTO




                    Il Risorgimento di Napoli commentò così il tragico avvenimento: è un episo-
               dio orrendo che va fissato a carattere indelebile nella cronaca delle gesta più mostruose […
               ] Contadini che assistevano hanno dichiarato che le vittime rimanevano serene, silenziose,
               immobili. Due scariche di mitragliatrice furono l’epilogo di tanto martirio, stesero sull’erba
               le  vittime  recise  che  di  fianco,  chi  supino,  e  subito  dopo  un  soldato  tedesco,  un  vero
               Maramaldo armato di pistola mitragliatrice, infierì sugli agonizzanti e i morti disseminan-
               do all’impazzata raffiche di colpi. Danaro, orologi, anelli, documenti vennero rapinati ai
               cadaveri e consegnati in una falchetta agli ufficiali tedeschi. Civili e contadini furono obbli-
               gati a scavare la fossa a qualche metro dal luogo del supplizio. Prima di inumarli, alcuni
               soldatacci tedeschi ingordi frugarono e manomisero ancora le sventurate vittime, imposses-
               sandosi di qualche oggetto che era sfuggito alle prime rapine di “Madama Vincenza”. Si
               ebbe così la fossa di Katyn dei carabinieri italiani. Per qualche giorno su così crudele tra-
               gedia tuonarono i cannoni, rombarono gli apparecchi. Poi la guerra passò avanti, salì il
               Volturno. Oggi gli uccelli cinguettano sulla fossa di “Madama Vincenza”. Le foglie di
               autunno vi cadono sopra, col loro sospiro di tenerezze e di pietà. I contadini ritornano ai
               loro casolari, battezzati da così puro martirio. L’Arma dei Carabinieri, supremo presidio
               della Patria angosciata, riprende con fede più ardente davanti ai suoi stendardi con rive-
               renza profonda .
                            (25)
                    I Carabinieri caduti furono il brigadiere Giuseppe Lombardo, l’appuntato
               Emilio  Ammaturo  e  i  Carabinieri  Ciro  Alvino,  Antonio  Carbone,  Giuseppe
               Covino, Michele Covino, Nicola Cusatis, Domenico Dubini, Domenico Franco,
               Martino  Giovanni  Manzo,  Giuseppe  Pagliuca,  Giuseppe  Ricca,  Giovanni
               Russo, Emidio Scola. Alla loro memoria sarà concessa la Medaglia d’Argento al
               Valor Militare individuale con la seguente motivazione:
                    In periodo di eccezionali eventi bellici seguiti dall’armistizio, preposto con gli altri mili-
               tari della sua stazione alla difesa di importante centrale telefonica, assolveva coraggiosamente
               al suo dovere opponendosi al tentativo di occupazione e devastazione da parte delle truppe
               tedesche.
                    Catturato per rappresaglia e condannato a morte con i suoi compagni affrontava con
               ammirevole stoicismo il plotone di esecuzione.
                    Nobile esempio di virtù militare e di consapevole sacrificio.
                    Assieme ai militari dell’Arma anche due civili: Francesco Fusco e Carmine
               Ciaramella.
                    Le loro spoglie riposano ora a Teverola, in un’unica tomba, voluta, dopo la libera-
               zione, dall’unanime consenso degli abitanti del piccolo centro .
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               (25)  In Il Risorgimento di Napoli, La tragedia di Madama Vincenza, ottobre 1943.
               (26)  Arnaldo  Ferrara,  op.  cit.,  p.  20,  I  due  civili  trucidati  furono  Francesco  Fusco  e  Carmine
                    Ciaramella.

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