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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943




                  I tedeschi, unicamente per salvaguardare la propria immagine e lasciar credere di rispet-
             tare la Convenzione di Ginevra, li dichiararono [i Carabinieri] prigionieri di guerra e con-
             segnarono loro alcuni fucili privi di caricatori, quindi li incolonnarono con altri prigionieri ita-
             liani e li avviarono fuori città, simulando che i carabinieri avessero il compito di concorrere
             alla scorta dei prigionieri . Un autocarro li condusse presso Aversa, dove era stato
                                 (20)
             approntato un campo di concentramento per trasferirli poi, durante la notte, in
             una località chiamata “Madama Vincenza”, nei pressi di Teverola, frazione di
             Fertilia, in provincia di Caserta. Il mattino seguente i quattordici Carabinieri,
             giunsero  anch’essi,  a  piedi,  scortati  dai  soldati  tedeschi,  con  le  armi  puntate,  al  campo
             “Madama Vincenza”. I carabinieri, due civili giunti nella mattinata e una ventina di uomini
             fra i più giovani  furono trattenuti, gli altri lasciati in libertà. Dopo aver a lungo conversato
                          (21)
             tra loro con una carta topografica fra le mani, gli ufficiali germanici fecero perquisire e iden-
             tificare tutti i presenti. Nel pomeriggio, verso le 15:00, i carabinieri e due civili furono fatti
             spostare verso l’interno della campagna .
                                             (22)
                  Dalle  dichiarazioni  dei  testimoni  oculari  si  possono  ricostruire  gli  ultimi
             momenti della vita di quegli sventurati martiri: I quattordici carabinieri e i due civili ven-
             nero fatti allineare all’in piedi di fronte ad una mitragliatrice impugnata da un soldato tedesco,
             mentre il gruppo di venti uomini venne fatto sostare a cinquanta metri circa più lontano. In seguito
             i quattordici carabinieri e i due civili vennero fatti inginocchiare ed osservai  che il soldato tedesco
                                                                      (23)
             con la mitragliatrice sparò due volte sventagliando i proiettili contro quei sedici uomini, i quali,
             impassibili e senza alcun gesto sfidarono la morte. Caduti a terra in un mare di sangue e ridotti
             in uno stato indescrivibile, i tedeschi obbligarono un uomo di quel gruppo di venti ad operare una
             perquisizione sui cadaveri, cosa che venne fatta, raccogliendo orologi, documenti e denaro in una
             valigetta che poi i tedeschi portarono con loro. […] Dopo le due sventagliate di mitraglia contro i
             sedici uomini, un soldato tedesco, armato di mitragliatrice sparò alcuni colpi alla nuca di quelli
             che davano ancora segni di vita. […] Il gruppo di venti uomini venne comandato di scavare una
             fossa per seppellire i morti ed anch’io mi unii a loro. […] Mentre scavavamo la fossa e depone-
             vamo le salme, un soldato tedesco procedette ad un’altra perquisizione dei cadaveri e rinvenne nelle
             tasche di qualcuno una somma di danaro, circa 1.200 lire che ripartì a tutti noi civili che proce-
             devamo alla sepoltura. Ad ognuno toccarono ottocento lire. Ultimata la sepoltura i tedeschi misero
             tutti in libertà e loro si dileguarono sugli automezzi con i quali erano venuti .
                                                                         (24)

             (20)  https://www.congedatifolgore.com/it/13-settembre-1943-14-carabinieri-uccisi-dai-tedeschi/.
             (21)  Dalle testimonianze raccolte nel corso di interrogatori successivi, si legge che gli uomini
                  erano di età compresa tra i diciotto e i quarantacinque anni.
             (22)  D. F. Grassi, op. cit., p. 163.
             (23)  Le dichiarazioni furono rilasciate nel corso di un interrogatorio da alcuni testimoni oculari.
                  Essi furono: Antonio Musciariello, Maria De Maio, Vincenzo Lionetti, Antonio Liberati,
                  Raffaele Iavarone, tutti ascoltati nel corso di un interrogatorio in data 28 agosto 1945.
             (24)  ASAC, D1478.11 (Dai verbali d’interrogatorio dei testimoni).

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