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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943




                  La risposta fu immediata. L’autocarro dei Carabinieri, giunto all’altezza della
             Galleria Principe di Napoli, fu travolto da raffiche di mitragliatrice sparate da un
             camion tedesco. Malgrado il sottotenente Cavaccini fosse ferito, reagì impugnando
             un fucile mitragliatore, seguito dai suoi uomini che costrinsero alla fuga i tedeschi che
             si dispersero immediatamente; avevano subito la perdita del loro ufficiale comandan-
             te e di altri due militari. Gli scontri si susseguirono intensi per i giorni successivi.


             3.  L’attacco al Palazzo dei Telefoni
                  Un altro punto sensibile verso il quale si prevedeva un attacco da parte dei
             tedeschi era il Palazzo dei Telefoni, sito in via Marchese Campodisola, edificio che
             era stato assegnato alla vigilanza dei Carabinieri della stazione di Napoli-Porto.
             Subito  dopo  l’armistizio,  infatti,  l’edificio  fu  presidiato  da  un  reparto  del  40°
             Fanteria, una centinaia di soldati e alcuni ufficiali, rinforzato da trenta Carabinieri,
             tra i quali vi sono anche quelli della stazione di Napoli-Porto , poiché obbedendo ad un
                                                                (12)
             ordine proveniente da Roma, il direttore della centrale telefonica S.E.T. di Campodisola di
             Napoli aveva tagliato le linee che collegavano i tedeschi con i loro comandi superiori del Nord .
                                                                                      (13)
                  Le testimonianze del 26 ottobre 1943, rilasciate dal tenente colonnello Raffaele
             Minniti, comandante del Gruppo Interno, riferiscono che fino al pomeriggio dell’11 set-
             tembre non si ebbero a lamentare incidenti, mentre in altre zone cittadine, violenti sparatorie si pro-
             traevano dalla sera dell’8, con intensità sempre crescente ed in maniera preoccupante , nonostante
                                                                           (14)
             le forzate occupazioni da parte dei tedeschi di caserme, di uffici e di edifici pubblici,
             procedevano secondo un piano prestabilito. Tant’è che, verso le ore 14:00 dell’11 settembre
             1943, si concretizzò la prevista occupazione del Palazzo dei Telefoni. Un gruppo di militari tedeschi
             con diversi autocarri ed una camionetta al comando di un capitano tentò l’assalto di sorpresa all’edi-
             ficio. Sventata tempestivamente la manovra, i militari disposti a protezione del palazzo reagirono con
             un nutrito fuoco di fucileria, mitragliatrici e bombe a mano a cui pronta fu la reazione tedesca, fatta
             di armi automatiche ben assortite che generarono uno scontro ininterrotto per oltre quarantacinque
             minuti, fin quando una squadra di carabinieri riuscì a sorprendere il nemico sul fianco, facendo sal-
             tare un autocarro e una camionetta. Rimasero sul terreno tre tedeschi , tra cui il capitano loro
                                                                 (15)
             comandante. La resistenza militare italiana fu tale che i tedeschi non ebbero nemme-
             no il tempo di raccogliere i propri morti. Ma, nonostante il successo conseguito dal
             sistema difensivo predisposto dai napoletani, ben presto l’intera struttura cominciò a
             dare segni di cedimento, dal momento che i collegamenti con i comandi coinvolti

             (12)  Arnaldo  Ferrara,  I  Carabinieri  nella  Resistenza  e  nella  Guerra  di  Liberazione,  Roma,  Ente
                  Editoriale per l’Arma dei Carabinieri, 1978, p. 19.
             (13)  D. F. Grassi, op. cit., p. 162.
             (14)  ASAC, D1478.11.
             (15)  A. Ferrara, op. cit., p. 19.

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