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1943: LE QUATTRO GIORNATE DI NAPOLI. I CARABINIERI DELLA STAZIONE DI NAPOLI PORTO




               erano divenuti particolarmente difficoltosi, proprio a partire da quell’11 settembre.
                    Dopo gli scontri, il contingente dei soldati predisposto a vigilare il Palazzo
               dei Telefoni venne ritirato e con essi i trena Carabinieri di rinforzo provenienti
               dalla  compagnia;  rimasero  sul  posto,  fino  a  sera  inoltrata,  soltanto  quattro
               Carabinieri di pattuglia della stazione Porto che continuarono il servizio di vigi-
               lanza. A tarda sera anche questa pattuglia venne ritirata a causa dell’incalzare
               degli avvenimenti, così che i tedeschi riuscirono ad occupare l’edificio.


               4.  L’eccidio dei Carabinieri della stazione di Napoli-Porto a Teverola
                    Il mattino seguente, il 12 settembre, giunse a Napoli la divisione corazzata
               “Hermann Gering” e una certa aliquota si accampò nei pressi dell’Università,
               poco distante dalla caserma dei Carabinieri Napoli-Porto. I tedeschi saccheggia-
               no le abitazioni attigue e gli abitanti del rione Porto fatti appositamente adunare
               per assistere ad un atroce supplizio: un marinaio della Marina Militare, colpevole di
               aver lanciato alcune bombe a mano contro i tedeschi, fu posto davanti al cancello dell’Ateneo
               in fiamme e ucciso a colpi di mitraglia davanti alla popolazione costretta a battere le mani,
               mentre  una  cinepresa  di  un  operatore  del  servizio  propaganda  germanico  riprendeva  la
               scena .  Dopo  l’atroce  scempio,  i  tedeschi  attaccano  la  stessa  caserma  dei
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               Carabinieri Porto, i cui militari, incuranti della schiacciante superiorità avversaria e pur
               consci di non poter ricevere alcun aiuto, reagiscono con bombe a mano e con i mitra .
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                    Dopo  accanita  resistenza  i  Carabinieri,  esaurite  le  munizioni,  furono
               costretti ad arrendersi. Intanto, davanti agli occhi sgomenti dei cittadini napo-
               letani, continuava ad ardere l’Ateneo della città. Nel primo pomeriggio, una
               ventina di tedeschi irruppero nei locali della stazione Carabinieri Napoli-Porto,
               obbligando tutti i presenti a seguirli. Erano in tredici e, mentre scendevano le
               scale  della  caserma,  si  imbatterono  nell’appuntato  Emilio  Ammaturo  che  si
               accingeva a prendere servizio . Tutti i quattordici Carabinieri, colti di sorpresa
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               ed ignari della sorte che li attendeva, seguirono i tedeschi. Condotti davanti al
               palazzo dell’Università, gli uomini vennero divisi dalle donne e dai bambini. Donne e
               bambini da un lato, costretti a stare in ginocchio, mentre gli uomini, compresi i militari
               dell’Arma, sul marciapiedi di fronte, venivano minacciati con le armi .
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               (16)  D.  F.  Grassi,  op.  cit.,  p.  163.  In  alcuni  documenti  conservati  presso  l’Archivio  Storico
                    dell’Arma viene riportata la pratica dei tedeschi per cui «operatori cinematografici tedeschi
                    riprendevano dei film, indubbiamente a scopo propagandistico e per giustificare, un giorno,
                    con late documentazione le azioni delittuose ommesse» (ASAC, D120.1).
               (17)  A. Ferrara, op. cit., p. 19.
               (18)  ASAC, Archivio Storico (d’ora in poi AS), Fondo Museo Storico dell’Arma, Faldone 461.
               (19)  ASAC, D1478.11 (Relazione della Legione territoriale dei Carabinieri di Napoli, 20 agosto 1945).

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