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DOTTRINA
5. Conclusioni
La storia della tutela del patrimonio culturale invisibile o incognito non è
affatto recente. La stessa idea dell’esistenza di beni non censiti e tuttavia con-
notati da valore culturale si è formata insieme alla coscienza dei danni conse-
guenti alla decontestualizzazione dei reperti archeologici, alla crescita della sen-
sibilità sociale di fronte al problema degli scavi clandestini e delle esportazioni
indiscriminate di opere d’arte, all’avanzata della tutela dei valori della cultura
contro ogni privato accaparramento: ha trovato la prima applicazione nella
legge n. 364 del 1909, per perfezionarsi a ampliarsi nelle leggi nn. 1089 e 1497,
del 1939, cosiddette Bottai, a forte impronta statalistica. Grazie alla copertura
costituzionale, neppure la legislazione successiva, del 1999 e del 2004, ispirata
ad un diverso ordine di idee, alimentato da quella che i critici definiscono pole-
micamente “la barbarie distruttiva dei potentati economici” , è riuscita a scal-
(54)
fire l’idea per cui la proprietà privata e il libero commercio trovano energici
limiti al cospetto delle testimonianze materiali aventi valore di civiltà, il cui
ruolo fondante dell’identità nazionale e della primaria funzione civica è ricono-
sciuto da secoli , cosicché il sistema amministrativo e penale finalizzato a con-
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servare, acquisire e recuperare gli oggetti non ancora offerti alla conoscenza
collettiva è sopravvissuto alle ricorrenti ondate neoliberiste; anzi, da ultimo, con
la legge 9 marzo 2022, n. 22, la risposta repressiva è stata (apparentemente) raf-
forzata.
Resta da verificare se, in assenza di un forte movimento di pensiero inteso
a sensibilizzare sull’importanza delle testimonianze del passato e di una adesio-
ne spontanea ai beni-interessi che giustificano la disciplina, la risposta penale
sarà adeguata alle sfide che provengono dalla globalizzazione e dalla crescente
rapacità degli attori del mercato dell’arte, nazionali e internazionali.
(54) G. Pinna, Editoriale, in AA.VV., Lo Stato aculturale, Jaca Book, Milano, 2005, p. 15.
(55) S. Settis, Italia s.p.a, L’assalto al patrimonio culturale, Einaudi, Torino, 2002, p. 21.
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