Page 84 - Rassegna 2023-2
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DOTTRINA




             5.  Conclusioni
                  La storia della tutela del patrimonio culturale invisibile o incognito non è
             affatto recente. La stessa idea dell’esistenza di beni non censiti e tuttavia con-
             notati da valore culturale si è formata insieme alla coscienza dei danni conse-
             guenti alla decontestualizzazione dei reperti archeologici, alla crescita della sen-
             sibilità sociale di fronte al problema degli scavi clandestini e delle esportazioni
             indiscriminate di opere d’arte, all’avanzata della tutela dei valori della cultura
             contro  ogni  privato  accaparramento:  ha  trovato  la  prima  applicazione  nella
             legge n. 364 del 1909, per perfezionarsi a ampliarsi nelle leggi nn. 1089 e 1497,
             del 1939, cosiddette Bottai, a forte impronta statalistica. Grazie alla copertura
             costituzionale, neppure la legislazione successiva, del 1999 e del 2004, ispirata
             ad un diverso ordine di idee, alimentato da quella che i critici definiscono pole-
             micamente “la barbarie distruttiva dei potentati economici” , è riuscita a scal-
                                                                      (54)
             fire l’idea per cui la proprietà privata e il libero commercio trovano energici
             limiti  al  cospetto  delle  testimonianze  materiali  aventi  valore  di  civiltà,  il  cui
             ruolo fondante dell’identità nazionale e della primaria funzione civica è ricono-
             sciuto da secoli , cosicché il sistema amministrativo e penale finalizzato a con-
                           (55)
             servare, acquisire e recuperare gli oggetti non ancora offerti alla conoscenza
             collettiva è sopravvissuto alle ricorrenti ondate neoliberiste; anzi, da ultimo, con
             la legge 9 marzo 2022, n. 22, la risposta repressiva è stata (apparentemente) raf-
             forzata.
                  Resta da verificare se, in assenza di un forte movimento di pensiero inteso
             a sensibilizzare sull’importanza delle testimonianze del passato e di una adesio-
             ne spontanea ai beni-interessi che giustificano la disciplina, la risposta penale
             sarà adeguata alle sfide che provengono dalla globalizzazione e dalla crescente
             rapacità degli attori del mercato dell’arte, nazionali e internazionali.
















             (54)  G. Pinna, Editoriale, in AA.VV., Lo Stato aculturale, Jaca Book, Milano, 2005, p. 15.
             (55)  S. Settis, Italia s.p.a, L’assalto al patrimonio culturale, Einaudi, Torino, 2002, p. 21.

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