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GUERRA IN IRAQ, 2003-2009
                          GLI ERRORI DI PIANIFICAZIONE NELLA RIFORMA DEL SECURITY SECTOR




                    Dall’analisi di questo paper si evidenziano alcune serie problematiche con-
               cettuali, che saranno causa di ripetuti fraintendimenti interpretativi che si river-
               bereranno su tutto il prosieguo della campagna. In particolare, la struttura della
               polizia  irachena  proposta  -  peraltro  definita  nel  testo  stesso  come  “troppo
               accentrata”, obbligata dalla contingenza - risentiva evidentemente della distanza
               concettuale tra il modello più familiare ai membri del gruppo di lavoro (in pre-
               valenza anglosassone) e la situazione irachena, ove il modello di architettura
               funzionale preesistente era di tipo europeo-continentale.
                    Il risultato dello studio dell’IPAT, veicolato nel documento della CPA, è in
               effetti il disegno di una forza di polizia ibrida, accentrata nella struttura (secondo
               il modello preesistente), ma locally accountable e locally owned, e cioè nella quale i
               Comandanti di polizia erano “responsabili” verso le autorità locali, provinciali
               o  municipali  (secondo  il  modello  anglosassone),  pur  essendo  inseriti  in  una
               scala gerarchica aggettante verso il Ministero dell’Interno. Conseguenza inevi-
               tabile sarà la sostanziale incontrollabilità dell’Iraqi Police, i cui comandanti risul-
               teranno sempre condizionati da poteri locali, spesso legati a milizie o a gruppi
               tribali, rispetto alla fedeltà al Governo centrale.
                    Le motivazioni di questa scelta ibrida (caratterizzata, secondo gli estensori,
               da una relatively centralized command structure) risiedono verosimilmente, come si è
               detto, nella maggiore familiarità dei membri dell’IPAT con un modello di ispi-
               razione anglosassone, ma anche nel timore, dichiarato apertamente, di sostene-
               re istituzioni troppo “forti”, suscettibili di sfuggire al controllo e di appropriarsi
               del potere in maniera violenta (it is important to design institutions that will not chal-
               lenge the civilian government).
                    Successivi documenti di analisi evidenzieranno due ulteriori profili di cri-
               ticità discendenti da questo modello: il primo, rilevante dal punto di vista delle
               unità operative della Coalizione, riguardava la non chiara definizione della cate-
               na di comando e controllo dei reparti di Polizia. Il secondo concerneva invece
               il concetto di community policing (community-based service), alieno all’esperienza ira-
               chena, che gli addestratori - soprattutto britannici e statunitensi - stavano ten-
               tando di applicare nell’accezione tipica dei propri Paesi, ove per l’appunto il ser-
               vizio di polizia è rigorosamente locally owned.
                    Su  questa  filosofia  ebbero  ad  esprimersi  negativamente,  tra  gli  altri,  i
               Carabinieri del Reggimento MSU (Multinational Specialized Unit) di an-Nassiriyah,
               nel  corso  di  una  visita  del  Chief   Constable  Paul  Kernaghan,  rappresentante
                                                                       (10)
               dell’Associazione dei Capi della Polizia britannici (ACPO) , nel maggio 2005.
               (10)  Negli ordinamenti anglosassoni una direzione generale di polizia a livello ministeriale è di
                    fatto sostituita da organi associativi tra corpi di polizia, come l’ACPO, con un ruolo istitu-
                    zionale nell’ambito dell’Home Department.

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