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GUERRA IN IRAQ, 2003-2009
                          GLI ERRORI DI PIANIFICAZIONE NELLA RIFORMA DEL SECURITY SECTOR




                    La realtà irachena, sin dai primi giorni dell’invasione, racconta tuttavia una
               storia diversa. In generale, gli errori di pianificazione in materia di sicurezza inter-
               na porteranno a una vera e propria spirale di decisioni prese nella contingenza
               ma rivelatesi controproducenti in prosepttiva anche solo di medio termine. Basti
               citare, oltre a quanto già menzionato, il ricorso compulsivo a corpi di polizia
               “robusti” (spesso rivelatisi incontrollabili e avvezzi agli abusi e alla violenza set-
               taria), la sottovalutazione della lotta alla corruzione e agli abusi, e infine l’esten-
               sivo  e  progressivamente  incontrollabile  ricorso  a  formazioni  irregolari,  come
               milizie tribali occasionalmente funzionali alla campagna di counter-insurgency.
                    L’applicazione dei principi dello Stability Policing avrebbe potuto contribui-
               re a ovviare a questi errori.
                    In primo luogo, per gli stessi fondamenti della dottrina della Polizia di
               Stabilità: la sua applicazione avrebbe restituito alle agenzie di sicurezza interna
               la giusta priorità nella considerazione dei pianificatori, in ragione della loro qua-
               lità di attori della crisi (e non meri fattori), fondamentali per il ristabilimento della
               governance (Security forces are the most visible manifestation of  government authority respon-
               sible for public security, and will enhance the legitimacy of  the State in being responsive to
               public needs. AJP 3.22, 0102).
                    Lo Stability Policing riconosce infatti all’organizzazione di polizia un ruolo
               attivo nel settore della sicurezza interna, distanziandosi dalla concezione geogra-
               ficamente marginale delle funzioni di polizia solo come un service locale da resti-
               tuire alla popolazione (analogamente a elettricità, scuola, sanità, ecc.).
                    Proprio per questa centralità, anche solo in applicazione delle procedure
               di pianificazione (per attori e fattori della crisi cambia completamente la tecnica
               di elaborazione nei documenti di pianificazione), sia esso di livello strategico o
               operativo, l’architettura di sicurezza interna avrebbe dovuto essere presa in con-
               siderazione da un punto di vista professionale, con lo sviluppo di appropriate
               linee di operazione (LoO).
                    In questo senso i principi della Polizia di Stabilità impongono la pianificazio-
               ne degli aspetti di polizia delle operazioni (NATO planners must pay special atten-
               tion in addressing the policing aspects of  stability operations. A.J.P. 3.22, 0201), guidando
               il decisore verso l’esatta definizione del perimetro dell’intervento sulle forze di
               polizia locali in relazione agli obiettivi della missione, attraverso la definizione
               del cosiddetto Indigenous Policing Gap, ovvero the lack of  indigenous police capability
               to provide a SASE [Safe and Secure Environment], public security and the ROL [Rule of
               Law] (AJP 3.22, 0210).
                    Questo parametro, insieme al security gap di cui al noto Brahimi Report, è
               indicato dalla dottrina come il riferimento essenziale per la strutturazione stessa


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