Page 60 - Rassegna 2022-4
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DOTTRINA




                  In alcune epoche l’Italia fungeva da crocevia per i traffici commerciali, in
             altre diveniva un luogo di approdo e poi di stanziamento delle popolazioni non
             autoctone, che hanno dato origine alle dominazioni. L’immigrazione, tuttavia,
             in l’Italia è un fenomeno recente, poiché per molto tempo è stata terra di emi-
             grazione.
                  Oggi  ci  troviamo  di  fronte  ad  un  repentino  cambiamento  di  scenari  e
             siamo chiamati a misurarci, sul piano culturale e politico, con l’afflusso crescente
             di uomini e donne di culture, usi e religioni assai differenti. Allo stesso tempo,
             dobbiamo cogliere e conoscere le sfumature che ogni minoranza culturale porta
             con  sé,  compresa  l’organizzazione  e  la  modalità  di  azione  delle  devianze  di
             stampo etnico.
                  Rientrano in tale contesto anche le modalità di azione delle mafie etniche
             diverse tra loro: l’espressione “società multietnica” ha smesso di essere lontana
             per diventare di uso quotidiano, non più una realtà di là da venire, ma una realtà
             in cui siamo pienamente immersi. Un fenomeno dalle proporzioni crescenti e
             sempre più “visibili”, che richiede, per essere ricondotto a dimensioni non esa-
             sperate e non patologiche, la graduale, autentica maturazione di una cultura
             dell’integrazione, fortemente ispirata a criteri e principi di solidarietà ed anco-
             rata al rispetto dei diritti fondamentali dell’individuo.
                  L’arrivo dei primi flussi migratori si registrano sin dai primi anni Settanta,
             in concomitanza con la crisi del petrolio. L’Italia divenne terra di approdo degli
             immigrati, a causa delle politiche restrittive e della chiusura delle frontiere nei
             paesi più industrializzati dell’Europa centro-settentrionale. Nella prima ondata
             migratoria arrivarono nel nostro Paese stranieri di provenienza variegata, come
             i cileni, rifugiatisi in Italia dopo il golpe di Pinochet del 1973  ed in contempo-
                                                                       (1)
             ranea, nelle grandi città del Nord, si insediarono comunità di cinesi, egiziane ed
             eritree. Al Sud, in Sicilia occidentale, crescevano invece le comunità tunisine,
             perlopiù impiegate nelle attività di pesca.
                  Oltre alla presenza di immigrati di sesso maschile, in questo periodo si
             registrò la presenza di una consistente componente femminile volta all’accudi-
             mento e ai lavori domestici.
                  La presenza e la permanenza di persone straniere nel nostro paese, inizia
             a destare curiosità intorno alla metà degli anni Ottanta, periodo in cui anche
             parte del mondo accademico inizia ad intraprendere le prime ricerche sulla con-
             dizione degli immigrati. I più avveduti tra gli enti locali cominciano a supportare
             le organizzazioni del volontariato, cattoliche prima e poi anche laiche, nell’offrire
             servizi ai lavoratori stranieri come alloggi, assistenza sociale, corsi di italiano.
             (1)  V. http://www.adir.unifi.it/rivista/2000/dibello/cap1.

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