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DOTTRINA
Le finalità di una autopsia psicologica in ambito omicidiario sono più di una:
1. si tratta in primo luogo di contribuire a individuare la causa della morte,
discriminando fra le diverse ipotesi: che qualche assassino cerchi di far passare
il proprio crimine per suicidio non è un inedito, che talora si tenti di gabellare
per incidente un suicidio, a fini assicurativi o anche solo di protezione dell’im-
magine del defunto, non è cosa ignota;
2. in ambito omicidiario può essere importante stabilire il ruolo che la vit-
tima ha avuto nell’uccisione, come vittima provocatrice o magari consenziente.
Analogamente la vittima può aver avuto un ruolo in caso di morte accidentale;
3. è citato anche l’effetto “terapeutico” sui sopravvissuti, congiunti o amici,
per aiutarli a comprendere le ragioni del gesto e dunque a elaborare l’esperienza
soprattutto in caso di suicidio ma non solo. Siccome si tratta di ricostruire quan-
to il soggetto ha pensato, provato, fatto prima della morte, e poi i suoi compor-
tamenti anche abituali, la personalità, lo stile di vita, le consuetudini, le relazioni
interpersonali, la sua vicenda esistenziale, il metodo dell’autopsia psicologica
consisterà innanzitutto nel ricercare informazioni sul defunto intervistando
familiari, parenti, fidanzati ed ex tali, amanti ed ex, amici, datori di lavoro, colle-
ghi, compagni di scuola, insegnanti, vicini di casa, persone che a vario titolo pos-
sono vantare una certa vicinanza con il defunto: in sostanza informazioni che
narrativamente ricostruiscono la trama esistenziale del soggetto.
Ma quale è il metodo in questo caso dell’autopsia psicologica?
Si tratta principalmente di effettuare una vera e propria indagine sugli stili
di vita, sui comportamenti, della persona deceduta. Tale ricostruzione deve
essere minuziosa, non deve tralasciare niente, neanche il più piccolo dettaglio
esistenziale.
La criminologia come sappiamo è una scienza dei particolari, di indizi, è,
appunto, un sapere indiziario.
A tal punto è di estrema utilità il metodo narrativo-relazionale elaborato
da Ciappi (2019) secondo il quale assume una importanza rilevante individuare
la ‘trama’ del soggetto, cioè quel filo rosso che caratterizza l’esperienza vissuta
della persona .
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Compatibilmente con le forze che si hanno a disposizione, non vanno
dimenticati coloro che lo hanno conosciuto pur se non hanno una vera e pro-
pria prossimità: talora si parla di più con persone presuntivamente poco intime,
si pensi alle “confidenze” che si fanno all’estetista, al barbiere, al barista.
Hanno ovviamente un’importanza particolare i medici, sia il medico di
famiglia sia gli eventuali specialisti: gli psichiatri, certo, ma anche altri che per
(37) CIAPPI S., La mente Nomade. Metodo narrativo-relazione e costruzione dell’identità, Mimesis, Milano, 2019.
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