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DOTTRINA
A tal proposito, gli studiosi Weisman e Kastenbaum (1968), che nel corso
del tempo si trovarono a definire ulteriormente l’impiego di tale tecnica, sosten-
nero che il compito più importante da svolgere è quello dell’intervista evi-
(19)
denziandone due tipologie. La prima è l’intervista ai testimoni oculari, cioè
quella effettuata a coloro che assistono all’evento-morte o che ritrovano il
corpo del deceduto. La seconda è l’intervista alle persone che avevano in qual-
che modo una relazione con lo scomparso, ovvero familiari, compagni di lavoro
o di scuola, partners affettivi e/o sessuali o amici. Altri psicologi aggiungono una
terza intervista, che prevede lo studio dell’autopsia fisica del cadavere, poiché,
spesso, la vittima può rivelare segreti nascosti riguardo se stessa o altre per-
sone coinvolte, informazioni importanti che nessun testimone potrebbe
conoscere .
(20)
Poc’anzi si è fatto riferimento al primo modello operativo di autopsia psi-
cologica, sviluppato dallo studioso Shneidman nel 1961. Tale protocollo oggi
viene impiegato negli USA e consta di sedici categorie (Tab. 1).
(21)
Successivamente, per dare maggiore forza al protocollo, il ricercatore
Thomas J. Young nel 1992, aggiunse ulteriori aree di indagine, identificate in
ventisei categorie (Tab. 2).
(22)
Un secondo modello di autopsia psicologica più completo secondo gli
autori Picozzi e Zappalà è quello elaborato da Elbert nel 1987. Si tratta della
(23)
cosiddetta griglia di Ebert, di cui gli autori riportano i principali aspetti da inda-
gare (Tab. 3).
Nel 1995 Annon, propose l’aggiunta al protocollo di altre informazioni
come: l’analisi della scena del crimine e tutta quella collezione di documenti
inerenti al fatto (rapporto di polizia, verbale autoptico, testimonianze, rilievi
tossicologici), alla vita del deceduto prima della morte (cartelle cliniche, note
scolastiche, lo stato di salute mentale, il lavoro), alle interviste a persone infor-
mate dei fatti e degli antecedenti (testimoni oculari, componenti della famiglia,
amici, eventuali conviventi, colleghi di lavoro, ecc.) .
(24)
(19) Nello studio: The psychological autopsy; a study of the terminal phase of life, pubblicato nel
Community mental health journal di New York nel 1968.
(20) BONICATTO B., ibidem.
(21) Adattato da Shneidman, 1976 in L’importanza della vittimologia nel criminal profiling, PICOZZI M.,
ZAPPALÀ A., Dall’analisi della scena del delitto al profilo psicologico del criminale, McGraw-Hill,
Milano, 2002, pag. 305.
(22) BONICATTO B., in L’autopsia psicologica. L’indagine nei casi di morte violenta o dubbia, BONICATTO B.,
GARCÌA PÈREZ T., ROJAS LÒPES R., FrancoAngeli, Milano, 2006, pag. 22.
(23) PICOZZI M., ZAPPALÀ A., Dall’analisi della scena del delitto al profilo psicologico del criminale,
McGraw-Hill, Milano, 2002, pagg. 305-308.
(24) ANNON J., The Psychological Autopsy, in American Journal of Forensic Psychology, 13, pagg. 39-48, 1995.
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