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IL COINVOLGIMENTO DEI MINORI NELLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA
In conclusione gli obiettivi fondamentali, oggi, delle politiche di preven-
zione della delinquenza minorile sono:
miglioramento globale delle condizioni di vita del minore, quindi inter-
venti territoriali finalizzati all’offerta di opportunità per i giovani e a rafforzare
il legame sociale. Esempio può essere la Legge 28 agosto 1997, n. 285, che ha
definito un Piano Nazionale per l’Infanzia prevedendo un congruo stanziamento
agli enti locali in favore della popolazione giovanile;
favorire la socializzazione e l’educazione del giovane, contribuendo così
alla costruzione di una identità sociale.
Il compito della scuola: l’educazione alla legalità
Anche la scuola può intervenire nella lotta contro la criminalità minorile
su tre livelli:
1. diminuire o eliminare la dispersione scolastica;
2. educare alla legalità;
3. educare alla responsabilità.
L’apertura della scuola al mondo che ci circonda e l’educazione alla legalità
è stata sollecitata dal Ministero della Pubblica Istruzione prima con il Progetto
Giovani ‘93 e poi con la Circolare Ministeriale 302 del 25 ottobre 1993.
(32)
(31)
Più di recente la Legge 92/2019 ha introdotto l’insegnamento scolastico
dell’educazione civica e all’art. 3 prevede espressamente, tra le altre cose, l’edu-
cazione alla legalità e al contrasto delle mafie.
Il 27 novembre 2018 è stata rinnovata la Carta D’Intenti tra MIUR,
Associazione Nazionale Magistrati (ANM), Direzione Nazionale Antimafia (DNA),
(31) La circolare del Progetto Giovani ‘93 recita: “Il riferimento agli altri acquista, nella riflessione
etica contemporanea, una particolare pregnanza di significato: la scoperta dell’altro come
altro me stesso è stata considerata come la radice dell’etica e del diritto. Tutto ciò è compro-
messo o negato nell’attuale crisi della legalità e in particolare, nelle varie forme di delinquen-
za organizzata che avvelenano il nostro paese, con una perversa forza di attrazione su certe
fasce di popolazione giovanile. Il rispetto alla legalità, e prima ancora dei valori e dei diritti
che la fondano, va considerato come bene comune indispensabile e come modo necessario
per entrare nell’Europa da paese moderno e da partner affidabile degli altri paesi”, in Circolo
Società Civile: “Mafia/Mafie che fare?”, ed. FrancoAngeli, Milano, 1994, pagg. 21-22.
(32) La Circolare Ministeriale 302 sull’educazione alla legalità ribadisce: “la scuola ha il dovere di pro-
muovere prima una riflessione e poi un’azione volta alla riaffermazione dei valori irrinunciabili
della libertà, dei principi insostituibili della legalità ... La lotta alla mafia rappresenta, oltre che
un’occasione specifica di traduzione in termini concreti dell’educazione alla legalità, anche una
verifica operativa di un processo formativo che è destinato a creare, in tutti i cittadini, una forte
cultura civile e ad inserire nel circuito democratico persone sempre più coscienti dell’importanza
che, per la vita del Paese, rivestono la correttezza dei rapporti giuridici, la salvaguardia dei diritti
individuali, il rifiuto di qualsiasi forma di contiguità tra società del diritto e società della sopraf-
fazione. In questo senso la lotta alla mafia e alle altre forme di criminalità organizzata costituisce
un’occasione decisiva per la difesa delle istituzioni democratiche e per la creazione di una con-
dizione di vita equa e paritaria per tutti i cittadini”, in Circolo Società Civile, op. cit., pag. 22.
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