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SPUNTI PER UNA NUOVA IMPOSTAZIONE TEORICA SULLE STRADE VICINALI
                                      SOGGETTE A PUBBLICO TRANSITO




                    Non potendo approfondire ulteriormente il tema, ci siamo limitati a rile-
               vare il vuoto normativo e sistematico che ancora oggi caratterizza la sfera giu-
               ridica dei beni comuni, tentando di trovare il fondamento di una “terza via”
               all’alternativa pubblico/privato (Stato/mercato) , nei principi giuridici che infor-
                                                            (98)
               mano materie analoghe quali: domini collettivi ed usi civici (leggi n. 168/2017 e
               n.  1766/1927),  beni  culturali  (d.lgs.  42/2004),  foreste  (d.lgs.  38/2018),  aree
               naturali protette (legge 394/1991) ed in generale ogni regime di matrice pubbli-
               cistica dei beni privati, in ossequio al fondamentale precetto della “funzione
               sociale della proprietà privata”, sancito dall’art. 42, comma 2, Cost. .
                                                                                (99)
                    Con tale indagine ermeneutica si è così tentato di dimostrare come entro
               l’ordimento giuridico-costituzionale sia possibile rinvenire principi generali pro-
               motori di una gestione delle risorse di interesse collettivo informata a criteri di
               giustizia sociale ed equa redistribuzione, tanto da poterne ricavare un embrio-
               nale regime regolatore valevole, quantomeno, per quella species del genus beni
               comuni identificabile nei “beni di rilevanza paesistico-culturale strutturalmente
               destinati al pubblico uso”; un regime che abbiamo visto tendere alla garanzia
               della  libera  fruizione,  alla  tutela  dal  depauperamento  ed  alla  valorizzazione
               sostenibile delle risorse rinnovabili.
                    In particolare, si è voluto rilevare che istituti quali i domini collettivi e gli usi
               civici - se tenuti ed ordinati nel rispetto di determinati parametri e condizioni -
               possono arginare il pericolo di “sovraconsumo” (100)  cui sono esposti tali tipolo-
               gie di beni comuni (commons), secondo modalità e risultati non inferiori a quelli
               perseguiti da una loro regolamentazione di matrice pubblicistica. In questi casi,
               pertanto,  il  “buon  governo”  dei  beni  comuni,  può  profittevolmente  essere
               ricercato nella condivisione autogestita (101)  e quindi in forme di partecipazione
               solidale e responsabile, dove gli utenti sono contemporaneamente chiamati a
               fruire e prendersi cura del patrimonio ambientale, attraverso il presidio del ter-
               ritorio e la tutela della biodiversità.


               (98)  U. MATTEI, (2012), op. cit.
               (99)  Con particolare riferimento alla materia forestale si veda il fondamentale M. TAMPONI, Una
                    proprietà speciale. Lo statuto dei beni forestali, Padova 1983.
               (100) Si veda il celebre saggio di G. HARDIN, The Tragedy of  the Commons, in Science, 12, (1968), pagg.
                    1243-1248, consultabile in: www.science.sciencemag.org.
               (101) Fondamentale  in  materia:  E.  OSTROM,  Governing  the  commons,  Cambridge,  1990,  ed.it.
                    Venezia,  2006,  opera  nella  quale  “distinguendo  tra  proprietà,  accesso  libero  e  uso  della
                    risorsa, Elinor Ostrom evidenzia come la comunità di consumatori e utilizzatori del bene
                    comune può regolarne l’uso in modo cooperativo, instaurando un rapporto di reciproca
                    fiducia e interesse condiviso, con una gestione diretta, efficiente, sostenibile e democratica
                    della risorsa comune”, così: V. TERMINI, Beni comuni, beni pubblici. Oltre la dicotomia Stato-mercato,
                    in (a cura di) P. CIOCCA, I. MUSU, Il sistema imperfetto. Difetti del mercato, risposte dello Stato,
                    Roma, 2016, pag. 27.

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