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AGRO ECO AMBIENTE
A tal proposito, riprendendo quanto ipotizzato nel paragrafo 7, l’antica
rete viaria doganale della Repubblica di Siena, dall’Appennino alla Maremma
toscana, potrebbe essere ripensata e valorizzata dalle varie comunità territoriali
attraversate, quale “itinerario culturale” (cultural route) (102) fondato sulla filosofia
del cammino lento e quindi su di una nuova modalità di percepire il territorio;
una “modalità dolce” nella quale il viaggio viene interpretato anche come stru-
mento di incontro, dialogo e scambio interculturale, secondo i valori promossi
dal Consiglio d’Europa (103) .
Non pare un caso, d’altronde, che la “transumanza” dal dicembre 2019 sia
stata inserita nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO, in
quanto pratica pastorale millenaria che, unitamente ad altri caratteri comuni, ha
contribuito a formare i caratteri della cultura mediterranea.
Entro tale ottica, pertanto, tutti quei tratti di “antica dogana” oggi ricondu-
cibili ad un determinato “demanio civico vicinale”, se aperti al libero transito e
connessi con il locale tessuto viario, sentieristico e campestre, ben potrebbero
essere affidati alle cure dirette delle varie comunità territoriali e da queste rivisitati
e proposti al pubblico di utenti come cammino storico, ossia nei termini di “iti-
nerario, anche interiore, attraverso il paesaggio e le persone che lo animano” (104) .
La novità di questa lettura giuridica consisterebbe essenzialmente nell’aver
gettato uno sguardo all’antica origine delle vie vicinali, preesistenti alla proprietà
privata, e di averle collocate nell’alveo degli usi civici e dei demani collettivi.
(102) A tali fini può certamente apparire utile il riferimento alla legislazione regionale in materia di
escursionismo e “mobilità dolce”. Per quanto concerne la Regione Toscana, in particolare, pos-
sono ricordarsi la L.R.T. 17/1998, istitutiva della “Rete Escursionistica della Toscana” (R.E.T.)
e la più recente L.R.T. 35/2018 disciplinante il “riconoscimento, la valorizzazione e la promo-
zione dei cammini regionali”. Per quanto concerne l’oggetto del presente scritto, preme eviden-
ziare come la citata normativa tenti di dare sostanza ad una figura giuridica che potremmo defi-
nire “diritto di uso pubblico per fini escursionistici”; una figura che viene regolamentata tanto
nella fase di costruzione del cosiddetto “catasto R.E.T.”, quanto nel merito. Sotto il primo
aspetto l’art. 4, comma 4, della L.R.T. 17/1998 assegna al privato la facoltà di esercitare oppo-
sizione in seno al relativo procedimento amministrativo nel caso in cui un determinato tratto
di viabilità risulti “di uso privato”; sotto l’aspetto del merito, invece, ancora la L.R.T. 17/1998
(cui si richiama la L.R.T. 35/2018) specifica che (art. 5, comma 1) “nei tratti di viabilità di uso
privato (…) è consentito l’accesso ed il transito” (comma 2) “ai soli escursionisti non motoriz-
zati, a condizione che gli stessi non si trattengano a bivacco, non abbandonino rifiuti, non
molestino il bestiame e la selvaggina e non danneggino colture ed attrezzature”.
(103) Il programma degli “Itinerari Culturali del Consiglio d’Europa” è stato adottato nel 1987 con
la Dichiarazione di Santiago de Compostela.
(104) Sia concesso richiamare D. ALESSANDRI, Usi civici e strade vicinali nel territorio di Poggi del Sasso
(Cinigiano - GR): una proposta per riscoprire nei ‘diritti di uso’ uno strumento di sviluppo per la collettività
locale e per la tutela del patrimonio ambientale, in S. ROSATI, (a cura di), ‘Il cammino delle terre comuni’.
Dalle leggi liquidatorie degli usi civici al riconoscimento costituzionale dei domini collettivi, in Atti del
Convegno (8 giugno 2019, Tarquinia, VT), Bollettino 2019 della Società Tarquiniense d’Arte e
Storia, Viterbo, 2019, pag. 335.
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