Page 27 - Layout 2
P. 27
IL RUOLO DELLA BIOLOGIA E DELLA GENETICA FORENSE
NELL’ASSISTENZA ALLE VITTIME DI VIOLENZA
Molte vittime di violenza sono in stato confusionale per essere state
costrette ad assumere sostanze xenobiotiche, dalle droghe dello stupro a quelle
d’abuso, a farmaci svariati a cui si ricorre per sedare proprio le vittime, in par-
ticolare i bambini e gli anziani.
Nel colloquio con le vittime fragili è bene evitare ogni forma di interru-
zione perché può interferire con il rapporto di fiducia che deve necessariamente
instaurarsi fra personale sanitario e vittima.
Per quanto riguarda i minori il consenso è demandato agli esercenti la
responsabilità genitoriale; capita spesso che a fronte di un sospetto diagnostico
di maltrattamento/violenza sessuale che riguarda un soggetto minorenne i
genitori non acconsentano all’effettuazione delle procedure relative all’accerta-
mento diagnostico ed alla raccolta di eventuali prove utili ai fini forensi. In que-
sto caso viene direttamente informata l’Autorità Giudiziaria.
È fondamentale procedere ad una descrizione dettagliata dell’accaduto
riferito dalla vittima, con particolare attenzione, per quanto attiene alle indagini
di biologia forense, all’epoca in cui è avvenuto, al numero di aggressori, alla
tipologia del contatto fisico, ad eventuali precedenti rapporti sessuali consen-
zienti con l’aggressore e la datazione di quest’ultimi, ad ogni attività svolta dalla
vittima dopo la violenza (se si è cambiata gli indumenti, se si è lavata, ecc.).
Le lesioni possono fornire prove preziose ed essere sede di tracce biologi-
che dell’aggressore, quindi la pulizia o il lavaggio delle ferite dovrebbero, sempre
dopo consultazione del clinico, essere rimandati all’esame forense, a meno che
non prevalga una esigenza per la tutela della salute della vittima. In circa la metà
dei casi si tratta di casi con lesioni di lieve-media gravità, che non interessano le
aree genitali a cui più comunemente ricondurre una violenza sessuale, il che
ovviamente non esclude quest’ultima. Lesioni di maggiore gravità, quali ad
esempio un trauma cranico, un trauma addominale, hanno la precedenza sul-
l’esame forense e per tale motivo il clinico, coadiuvato se possibile dal medico
legale, deve adottare tutte le misure necessarie per salvaguardare eventuali prove.
La violenza sessuale che lascia evidenza di traccia biologiche dell’aggres-
sore non sempre è da ricondurre a penetrazione vaginale, orale o anale, ottenuta
più o meno con la forza, da parti anatomiche o addirittura da oggetti, ma può
essere rappresentata da semplici toccamenti, palpeggiamenti delle regioni inti-
me o di altre regioni della vittima, da sfregamenti di regioni corporee dell’ag-
gressore/i con quelle della vittima, ecc. Per tale motivo, infatti, se la vittima è
attendibile e consapevole, la raccolta delle prove deve essere guidata dal dato
circostanziale riferito da quest’ultima; l’esperienza dell’operatore gioca un ruolo
fondamentale in questa fase.
25

