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IL RUOLO DELLA BIOLOGIA E DELLA GENETICA FORENSE
                                NELL’ASSISTENZA ALLE VITTIME DI VIOLENZA



                     Molte  vittime  di  violenza  sono  in  stato  confusionale  per  essere  state
               costrette ad assumere sostanze xenobiotiche, dalle droghe dello stupro a quelle
               d’abuso, a farmaci svariati a cui si ricorre per sedare proprio le vittime, in par-
               ticolare i bambini e gli anziani.
                     Nel colloquio con le vittime fragili è bene evitare ogni forma di interru-
               zione perché può interferire con il rapporto di fiducia che deve necessariamente
               instaurarsi fra personale sanitario e vittima.
                     Per quanto riguarda i minori il consenso è demandato agli esercenti la
               responsabilità genitoriale; capita spesso che a fronte di un sospetto diagnostico
               di  maltrattamento/violenza  sessuale  che  riguarda  un  soggetto  minorenne  i
               genitori non acconsentano all’effettuazione delle procedure relative all’accerta-
               mento diagnostico ed alla raccolta di eventuali prove utili ai fini forensi. In que-
               sto caso viene direttamente informata l’Autorità Giudiziaria.
                     È  fondamentale  procedere  ad  una  descrizione  dettagliata  dell’accaduto
               riferito dalla vittima, con particolare attenzione, per quanto attiene alle indagini
               di biologia forense, all’epoca in cui è avvenuto, al numero di aggressori, alla
               tipologia del contatto fisico, ad eventuali precedenti rapporti sessuali consen-
               zienti con l’aggressore e la datazione di quest’ultimi, ad ogni attività svolta dalla
               vittima dopo la violenza (se si è cambiata gli indumenti, se si è lavata, ecc.).
                     Le lesioni possono fornire prove preziose ed essere sede di tracce biologi-
               che dell’aggressore, quindi la pulizia o il lavaggio delle ferite dovrebbero, sempre
               dopo consultazione del clinico, essere rimandati all’esame forense, a meno che
               non prevalga una esigenza per la tutela della salute della vittima. In circa la metà
               dei casi si tratta di casi con lesioni di lieve-media gravità, che non interessano le
               aree genitali a cui più comunemente ricondurre una violenza sessuale, il che
               ovviamente  non  esclude  quest’ultima.  Lesioni  di  maggiore  gravità,  quali  ad
               esempio un trauma cranico, un trauma addominale, hanno la precedenza sul-
               l’esame forense e per tale motivo il clinico, coadiuvato se possibile dal medico
               legale, deve adottare tutte le misure necessarie per salvaguardare eventuali prove.
                     La violenza sessuale che lascia evidenza di traccia biologiche dell’aggres-
               sore non sempre è da ricondurre a penetrazione vaginale, orale o anale, ottenuta
               più o meno con la forza, da parti anatomiche o addirittura da oggetti, ma può
               essere rappresentata da semplici toccamenti, palpeggiamenti delle regioni inti-
               me o di altre regioni della vittima, da sfregamenti di regioni corporee dell’ag-
               gressore/i con quelle della vittima, ecc. Per tale motivo, infatti, se la vittima è
               attendibile e consapevole, la raccolta delle prove deve essere guidata dal dato
               circostanziale riferito da quest’ultima; l’esperienza dell’operatore gioca un ruolo
               fondamentale in questa fase.


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