Page 202 - Rassegna 2021-1
P. 202
STUDI MILITARI
Il 28 ottobre 1940 l’Italia attaccò la Grecia e la Gran Bretagna si impegnò
per sostenere questo nuovo alleato e la Royal Navy pianificò una complessa ope-
razione per scortare convogli destinati a Malta e in Grecia, congiungersi con
una forza navale proveniente da Gibilterra, proteggere la navigazione di un
convoglio di ritorno da Malta, attaccare le unità mercantili italiane impegnate
nel rifornire i reparti del Regio Esercito che combattevano sul fronte greco-
albanese e, come azione più importante, attaccare con una ventina di velivoli
decollati dalla portaerei Illustrious la flotta avversaria di stanza a Taranto.
La ricognizione aerea italiana individuò alcune delle formazioni della Royal
Navy che si trovavano in mare l’11 novembre e, per poter lasciare la base puglie-
se rapidamente per intercettare il naviglio britannico, parecchie unità furono
spostate dal Mar Piccolo al Mar Grande. Quella sera Taranto fu attaccata da
venti biplani Fairey “Swordfish” che, al prezzo di due velivoli abbattuti dal
fuoco contraereo, danneggiarono con siluri le corazzate Littorio, Caio Duilio e
Conte di Cavour e colpirono con bombe che non esplosero l’incrociatore pesante
Trento e il cacciatorpediniere Libeccio .
(49)
Il Carabiniere in quell’occasione cominciò a dimostrare di essere una nave
fortunata perché durante l’attacco degli aerei britannici si trovava in Mar
Piccolo ormeggiata in andana, cioè di poppa, alla Banchina Scuola Comando
con le altre unità della sua Squadriglia, proprio dove si trovavano il Trento e il
Libeccio e non fu colpita da nessuna bomba e partecipò con le proprie armi al
tiro contraereo .
(50)
I vertici della Regia Marina decisero di spostare alcune delle navi presenti
a Taranto per timore di nuove incursioni da parte degli aerei britannici e per
avere più spazio per iniziare i lavori per rimettere in galleggiamento le tre coraz-
zate colpite, che si erano adagiate sul fondale del Mar Grande emergendo con
le sovrastrutture .
(51)
(49) Lievi danni da bombe furono causati anche alle strutture dell’arsenale, ai depositi di nafta e
al vicino aeroporto, vedi ivi, Attacchi alle basi, busta 2, fascicolo 958: lettera dell’ammiraglio
di squadra Angelo Iachino a Supermarina redatta sul Pola il 13 novembre 1940, con n. di
protocollo 813 SRP e avente oggetto “Relazione sull’attacco aereo nemico svoltosi su
Taranto nella notte sul 12 ricavato dai rapporti delle unità dipendenti”.
(50) Ivi: “Grafico n. 3. Attacco aereo su Taranto”; ivi, Statini dell’attività bellica delle navi, busta
8, fascicolo 9: “R.C.T. Carabiniere. Diario di guerra”, annotazione dell’11 novembre 1940.
(51) Delle tre unità solo la Conte di Cavour, quella bellicamente meno importante, non sarebbe
rientrata in servizio. Le modalità dell’attacco degli aerei britannici contro le navi ormeggiate
a Taranto furono studiate con molta attenzione dal capitano di corvetta Takeshi Naito, vice
addetto navale dell’Ambasciata nipponica a Berlino, e servirono alla Marina giapponese per
pianificare l’attacco alla base statunitense di Pearl Harbor il 7 dicembre 1941, vedi Peter
HERDE, Pearl Harbor, trad. it. a cura di Antonio MARINELLI, Milano, Rizzoli, 1986, pag. 400;
Alberto SANTONI, Storia generale della guerra in Asia e nel Pacifico (1937-1945), vol. I, Modena,
Stem Mucchi, 1977, pag. 125.
200

