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LE NAVI DELLA REGIA MARINA E DELLA MARINA MILITARE CON IL NOME CARABINIERE
A testimonianza del legame che continua a unire l’Arma alle navi della Regia Marina e della Marina
Militare che hanno avuto il nome Carabiniere nel Quadrato Ufficiali dell’unità che attualmente lo
porta, una moderna FREMM (Fregata Europea Multi Missione), vi sono importanti cimeli della
Benemerita, fra i quali una copia anastatica del Regolamento Generale del Corpo dei Carabinieri Reali
approvato da S.M. il 16 ottobre 1822 con la dedica autografa del generale Carlo Alberto dalla
Chiesa (Marina Militare)
In Italia questa unità fu denominata inizialmente controtorpediniera, poi
cacciatorpediniere e il primo esemplare realizzato in Italia fu il Fulmine, impo-
stato il 14 luglio 1897 nel Cantiere Odero di Genova Sestri Ponente, varato il 4
dicembre 1898 ed entrato in servizio il 26 ottobre 1900. Esso era stato proget-
tato dall’ispettore generale del Genio Navale Ernesto Martinez con lo scopo
principale di dare alla Regia Marina un prototipo di questa nuova unità.
Però, per la deficiente forza motrice e le forme di scafo non indovinate (la
velocità massima che poteva sviluppare era di soli ventitré nodi), per la distri-
buzione dei pesi a bordo e l’armamento artiglieresco di calibro inferiore alle
necessità, si dimostrò non idoneo alla produzione in serie. Negli anni in cui
rimase in servizio il Fulmine fu sottoposto a numerosi lavori per migliorare le
sue caratteristiche proprio in virtù che esso era un’unità sperimentale e le indi-
cazioni che se ne ricavarono servirono per realizzare navi più performanti .
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due nei cantieri Yarrow e gli altri nei cantieri Thornycroft ed entrati in servizio nella Royal
Navy britannica fra il gennaio del 1894 e il giugno del 1895, vedi John ROBERTS, Great Britain
and Empire Forces, in All the World’s Fighting Ships 1860-1905, a cura di Robert GARDINER,
Greenwich, Conway Maritime Press, 1979, pagg. 90-91.
(3) Franco MICALI BARATELLI, La Marina Militare italiana nella vita nazionale (1860-1914), Milano,
Mursia, 1983, pag. 260.
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