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STUDI MILITARI
L’apparato motore era formato da tre caldaie Thornycroft a tubi d’acqua
con alimentazione a nafta con due macchine a vapore alternative a triplice
espansione con una potenza complessiva di seimila cavalli che, agendo su due
eliche, consentivano una velocità massima di 28,5 nodi, anche se operativamen-
te non superava i ventiquattro; l’autonomia raggiungeva le millecinquecento
miglia nautiche alla velocità di dodici nodi .
(7)
L’armamento si basava su quattro cannoni in impianti singoli da settanta-
sei millimetri e tre tubi lanciasiluri da 450 millimetri e l’equipaggio era costituito
da quattro ufficiali e cinquantadue sottufficiali, graduati e comuni.
Lo scafo era suddiviso da dodici paratie stagne trasversali complete e da
altre quattro paratie parziali che si limitavano ai copertini di prua e di poppa;
nei locali dell’apparato motore erano presenti un paio di paratie longitudinali
che costituivano, con il fasciame esterno, i depositi del combustibile.
L’albero di trinchetto, originariamente più basso di quello di maestra, fu
portato all’altezza di quest’ultimo in seguito all’installazione dell’impianto
radiotelegrafico su tutti i caccia della classe .
(8)
Vista laterale e dall’alto del cacciatorpediniere Carabiniere
(Fototeca dell’Ufficio Storico della Marina Militare, Roma)
(7) Oltre al Carabiniere anche l’Alpino, il Fuciliere e il Pontiere ebbero caldaie a nafta, mentre i
gemelli montavano quelle a carbone, vedi Giuseppe FIORAVANZO, Paolo Mario POLLINA,
Giovanni RICCARDI, Francesco GNIFETTI, I cacciatorpediniere italiani 1900-1971, Roma, Ufficio
Storico della Marina Militare, 1971, pagg. 86-88.
(8) Giorgio GIORGERINI, Augusto NANI, Almanacco storico delle navi militari italiane. La Marina e le
sue navi dal 1861 al 1995, Roma, Ufficio Storico della Marina Militare, 1996, pagg. 352-353.
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