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ATTUALITÀ E INFORMAZIONI
Un processo di trasformazione descritto anche dai più recenti collabora-
tori, che tratteggiano ora i contorni di un’organizzazione multipolare, con più
centri di comando. Con il venir meno di un’estrema verticalizzazione dei riferi-
menti decisionali, prevarrebbe, infatti, uno scenario territoriale frammentato,
che riflette il protagonismo di capifamiglia e capimandamento, ambiziosi di
acquisire un ruolo di maggior rilievo nei futuri assetti di Cosa nostra. In un con-
testo così delineato, le regole di comportamento ed i codici morali sono la risor-
sa che consente ai componenti di identificarsi ancora nel gruppo.
Il fermento di alcune famiglie, legato all’esigenza di rinnovare una classe
dirigente decimata dagli arresti e non più in grado di fornire risposte convin-
centi alla base, verrebbe, altresì, amplificato da un malcontento diffuso degli
affiliati e dei familiari dei detenuti, colpiti da un’evidente crisi di welfare, deter-
minata dalla significativa carenza di liquidità.
Cosa nostra quindi, come detto, avverte la mancanza di una vera e propria
struttura di raccordo sovrafamiliare, il bisogno di ricostituire gli organigrammi
e la rete relazionale di un tempo, nonché la necessità di darsi nuovi rappresen-
tanti formali, legittimati a prendere decisioni in nome di tutta l’organizzazione.
Con la morte di Riina potrebbe essere terminata la fase di attendismo,
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durante la quale alcuni boss si sarebbero inutilmente spesi per riformare un
organismo decisionale ed investire un sostituto dei poteri vicari di reggenza .
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Cosa nostra non può rinunciare a dotarsi di un nuovo capo. A differenza di
altre organizzazioni criminali, pure strutturate, la sua forza risiede nel recuperare
un modello unitario e compatto, piramidale e verticistico. E l’organizzazione avver-
te il bisogno di tornare al rispetto di tradizionali regole storiche, con la fine di asset-
ti decisionali e operativi del tutto provvisori ed estemporanei. La mancanza di un
capo, dotato di un potere non solo formale, si è infatti tradotta nell’assenza di una
strategia unitaria, con una contrazione delle potenzialità criminali.
In una situazione così delicata, Cosa nostra palermitana avrebbe avviato
una delicata fase interlocutoria con le cosche della città, determinate a voler
riprendere il controllo della Commissione che eventualmente si ricostituirà,
dopo la lunga egemonia corleonese. Nel contesto che va delineandosi non appa-
re ancora definito il ruolo che potrebbero rivestire gli americani, ovvero i discen-
denti degli scappati rientrati a Palermo, sconfitti dai Corleonesi nell’ultima guerra
di mafia, costretti a darsi alla fuga e riparare all’estero per avere salva la vita.
(2) Salvatore Riina è deceduto il 17 novembre 2017, presso il reparto detenuti dell’ospedale
Maggiore di Parma.
(3) Benedetto Capizzi, capo della famiglia di Palermo-Villagrazia, come emerso dall’operazione
Perseo (dicembre 2008).
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