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ATTUALITÀ E INFORMAZIONI



                  Un processo di trasformazione descritto anche dai più recenti collabora-
             tori, che tratteggiano ora i contorni di un’organizzazione multipolare, con più
             centri di comando. Con il venir meno di un’estrema verticalizzazione dei riferi-
             menti decisionali, prevarrebbe, infatti, uno scenario territoriale frammentato,
             che  riflette  il  protagonismo  di  capifamiglia  e  capimandamento,  ambiziosi  di
             acquisire un ruolo di maggior rilievo nei futuri assetti di Cosa nostra. In un con-
             testo così delineato, le regole di comportamento ed i codici morali sono la risor-
             sa che consente ai componenti di identificarsi ancora nel gruppo.
                  Il fermento di alcune famiglie, legato all’esigenza di rinnovare una classe
             dirigente decimata dagli arresti e non più in grado di fornire risposte convin-
             centi alla base, verrebbe, altresì, amplificato da un malcontento diffuso degli
             affiliati e dei familiari dei detenuti, colpiti da un’evidente crisi di welfare, deter-
             minata dalla significativa carenza di liquidità.
                  Cosa nostra quindi, come detto, avverte la mancanza di una vera e propria
             struttura di raccordo sovrafamiliare, il bisogno di ricostituire gli organigrammi
             e la rete relazionale di un tempo, nonché la necessità di darsi nuovi rappresen-
             tanti formali, legittimati a prendere decisioni in nome di tutta l’organizzazione.
                  Con la morte di Riina  potrebbe essere terminata la fase di attendismo,
                                       (2)
             durante la quale alcuni boss si sarebbero inutilmente spesi per riformare un
             organismo decisionale ed investire un sostituto dei poteri vicari di reggenza .
                                                                                      (3)
                  Cosa nostra non può rinunciare a dotarsi di un nuovo capo. A differenza di
             altre organizzazioni criminali, pure strutturate, la sua forza risiede nel recuperare
             un modello unitario e compatto, piramidale e verticistico. E l’organizzazione avver-
             te il bisogno di tornare al rispetto di tradizionali regole storiche, con la fine di asset-
             ti decisionali e operativi del tutto provvisori ed estemporanei. La mancanza di un
             capo, dotato di un potere non solo formale, si è infatti tradotta nell’assenza di una
             strategia unitaria, con una contrazione delle potenzialità criminali.
                  In una situazione così delicata, Cosa nostra palermitana avrebbe avviato
             una  delicata  fase  interlocutoria  con  le  cosche  della  città,  determinate  a  voler
             riprendere  il  controllo  della  Commissione  che  eventualmente  si  ricostituirà,
             dopo la lunga egemonia corleonese. Nel contesto che va delineandosi non appa-
             re ancora definito il ruolo che potrebbero rivestire gli americani, ovvero i discen-
             denti degli scappati rientrati a Palermo, sconfitti dai Corleonesi nell’ultima guerra
             di mafia, costretti a darsi alla fuga e riparare all’estero per avere salva la vita.


             (2)   Salvatore Riina è deceduto il 17 novembre 2017, presso il reparto detenuti dell’ospedale
                  Maggiore di Parma.
             (3)   Benedetto Capizzi, capo della famiglia di Palermo-Villagrazia, come emerso dall’operazione
                  Perseo (dicembre 2008).

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