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LA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA IN SICILIA
L’organizzazione,
costantemente alla
ricerca di equilibri
interni, in questa fase di
transizione punta a rin-
novarsi nella continuità
funzionale per assicu-
rarsi la sopravvivenza.
Diverse operazio-
ni anticrimine hanno
dimostrato come, una
volta scarcerati, anziani
boss, anche ultraottua-
genari, abbiano ripreso
il loro incarico, dedi-
candosi alla riqualifica-
zione delle famiglie di
appartenenza e alla Mappa tratta dalla Relazione semestrale della DIA
riorganizzazione di
cosche decimate da arresti e pesanti condanne. In alcuni casi, la scarcerazione dei
capimafia sembra essere addirittura attesa dagli altri uomini d’onore per la risolu-
zione degli affari più importanti. Uno stato di cose probabilmente determinato
dal fatto che i capi di Cosa nostra non sono riusciti a formare nuove leve in grado
di governare l’organizzazione, i cui quadri dirigenti non hanno subito ricambi: i
nomi dei protagonisti delle vicende giudiziarie degli ultimi decenni (in alcuni casi
anche cinquant’anni) ricorrono costantemente. La detenzione è una parentesi che
sospende solo momentaneamente i traffici e la gestione di attività delittuose.
Tra le regole ritenute attualmente imprescindibili, si segnalano la:
- limitazione delle ritualità (affiliazioni e presentazioni) e della circolazio-
ne delle informazioni;
- scelta di sodali sicuri, preferibilmente appartenenti a famiglie di chiara
tradizione mafiosa.
Cosa nostra palermitana, in sintesi, continuerebbe ad attraversare una fase
di difficoltà dovuta all’assenza di un organismo direttivo con pieni poteri ope-
rativi e strategici e tenderebbe, per questo, ad adottare soluzioni organizzative
che riconsegnino una più ampia autonomia alle singole famiglie, funzionale a
garantire un sufficiente livello di operatività anche in aree ove la presenza mafio-
sa è stata pesantemente compromessa dalla repressione investigativo-giudiziaria.
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