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ATTUALITÀ E INFORMAZIONI



                  Nel contesto delineato, l’organizzazione avverte la necessità di conservare
             una  struttura  unitaria  e  verticistica,  per  quanto  l’aver  concesso  a  famiglie  (e
             mandamenti) una maggiore autonomia abbia comportato, da parte di varie arti-
             colazioni territoriali e giovani boss, l’assunzione di decisioni talvolta non con-
             divise. Questo modo di operare, aggiunto alla contrazione del volume dei pro-
             venti illeciti, potrebbe ulteriormente incrinare il vincolo di solidarietà e la tradi-
             zionale assistenza mutualistica fra le cosche. Un allentamento della forza di coe-
             sione potrebbe di conseguenza comportare una modifica dei rapporti di forza
             all’interno della compagine criminale.
                  Il modulo di coordinamento, del quale i capi si sarebbero dotati in assenza
             di un formale organismo di vertice (la Commissione provinciale), fungerebbe da
             collante tra le articolazioni territoriali, interessate a creare alleanze strumentali
             più alla realizzazione di profitti economici che a rinforzarsi militarmente. Si trat-
             terebbe di una cupola anomala, che non vedrebbe coinvolta l’intera organizza-
             zione, alla quale prenderebbero parte reggenti, scarcerati per fine pena, emergen-
             ti ovvero figli d’arte, che non sempre godono di unanime riconoscimento.
                  Se da un lato l’attività giudiziaria ha fortemente ridimensionato la struttura
             militare della mafia, dall’altro un tessuto sociale ancora disponibile al compro-
             messo ne avrebbe agevolato, con una sub-cultura pervasiva, la trasformazione in
             un fenomeno in grado di inquinare diversi settori economici. Si registra, inoltre,
             un ritorno ai valori simbolici della più antica tradizione di organizzazione mime-
             tizzata nel territorio in cui opera, il cui controllo resta uno dei punti di forza irri-
             nunciabili per vivere e perpetuarsi. Allo stesso tempo, Cosa nostra sembra risen-
             tire i contraccolpi evidenti di un cambiamento, morale e di costume, che va com-
             piendosi, e che si traduce, altresì, nell’incapacità di reinserirsi appieno nel proces-
             so di rinnovamento civico e culturale in atto. Dalle più recenti acquisizioni inve-
             stigative (ordinanze di custodia cautelare in carcere, dichiarazioni di collaboratori
             di  giustizia,  attività  d’indagine)  il  territorio  metropolitano  risulta  suddiviso  in
             quindici mandamenti (otto in città e sette in provincia), composti da ottantuno
             famiglie (trentadue in città e quarantanove in provincia).
                  Non è facile definire con certezza cosa stia accadendo all’interno di Cosa
             nostra, specialmente dopo la morte di Riina e Provenzano. Sull’organizzazione si
             sono riverberati gli arresti dei capi e il sequestro di numerosi beni. I successi dello
             Stato hanno risvegliato il senso di legalità nella cittadinanza, indebolendo quel dif-
             fuso consenso, anche passivo, sul quale Cosa nostra aveva costruito uno dei suoi
             punti di forza. La complessa situazione che investe la mafia, il restringersi della sua
             sfera d’influenza, il venir meno della compattezza di una struttura complessa e arti-
             colata, in passato caratterizzata da connotazioni rigorosamente gerarchiche, e la


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