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ART. 626 GERARCHIA E SUBORDINAZIONE
questa impostazione, i vari “uffici militari” non sono titolari ciascuno di spe-
cifiche competenze prefissate legislativamente, ma tutti - nell’ambito dei
compiti loro devoluti dal vertice dell’organizzazione (attribuzione di compiti
con valore, quindi, fondamentalmente interno) - perseguono gli stessi fini
che il sistema positivo vigente ha fissato per le Forze armate nel loro insie-
me .
(3)
Si può fondatamente dubitare - però - che nel nostro ordinamento giuridi-
co-amministrativo sia ancora in vigore (o sia ancora possibile concepire) un
sistema di gerarchia in senso stretto (o allo stato puro) , anche in riferimento
(4)
all’ordinamento militare, in quanto il principio di legalità, costituzionalmente
previsto, permea ormai tutta l’organizzazione pubblica, ma è indubbio che il
sistema militare nella sua struttura e nel concreto dispiegarsi sia un sistema
fondamentalmente gerarchico.
In questo settore, inoltre, è importante mantenere fermo il precedente
distinguo: nell’ambito dell’ordinamento militare esiste una gerarchia ammi-
nistrativa (un modello organizzativo che disciplina i rapporti interorganici tra
i vari uffici di uno stesso apparato) e quella comunemente definita “gerarchia
militare”, in cui si fonda l’essenza della disciplina militare e delle relazioni di
servizio tra tutto il personale. È stato giustamente messo in luce come pro-
prio all’interno delle Forze armate i rapporti gerarchici assumono una parti-
colare connotazione soggettiva, tant’è che gli stessi rapporti gerarchici appa-
iono non come relazioni fra uffici astrattamente costituiti, ma tendono a per-
sonalizzarsi in modo accentuato : la dinamica relazionale, quindi, ha come
(5)
distribuisce compiti e mansioni lungo la scala gerarchica, fissando rigidamente con-
nessioni e rapporti interorganici: G. MARONGIU, Gerarchia, cit., 620 ss.
(3) La dottrina militare (da cui il modello di gerarchia in senso stretto ha tratto sostan-
zialmente ispirazione ed ha mutuato postulati e corollari) ha - da sempre - elaborato
propri principi di azione che rappresentano il tessuto connettivo attraverso cui si
svolge la funzione di comando e controllo, funzione tesa essenzialmente a dirigere
e coordinare i vari sforzi delle unità dipendenti affinché “i risultati conseguiti ai vari
livelli, risalendo verso il vertice, assicur(i)no l’assolvimento del compito generale”:
Stato Maggiore Esercito - III Reparto - Ufficio Regolamenti, Memoria sull’impiego
delle Grandi Unità (Il comando e controllo), IV, Roma, 1987, 5 ss. Catena di coman-
do e cascata dei compiti sottolineano proprio come gli organismi militari non hanno
competenze (in senso amministrativo) speciali, ma assolvendo i compiti definiti dagli
organi sovraordinati perseguono tutti lo stesso scopo (anche se attraverso i partico-
lari obiettivi assegnati al proprio livello ordinativo).
(4) Il modello gerarchico è ormai ritenuto dalla dottrina recessivo, soprattutto a seguito
della piena attuazione dei principi costituzionali in tema di legalità dell’azione ammini-
strativa e, in generale, della riserva di legge in materia di sfere di competenza, attribu-
zione e responsabilità: G. MARONGIU, Gerarchia, cit., 627 s.; L. ARCIDIACONO, Gerarchia
amministrativa, in ENC. GIUR., XV, Roma, Treccani, 1989, 6 ss.; F. S. SEVERI, Gerarchia e
rapporti interorganici, in DIG. - DISC. PUBBL., VII, Torino, Utet, 1991, pp. 140 ss. Di diver-
so avviso: B. CAVALLO, Teoria e prassi della pubblica organizzazione, Milano, 2005, 336 ss.
(5) Per tutti: V. BACHELET, Disciplina militare e ordinamento giuridico statale, Milano, 1962, 5
ss. Per gli aspetti più moderni dell’attuale configurazione dello strumento militare, in
relazione anche alla maggiore importanza della gerarchia tra persone rispetto a quel-
la tra organi, da ultimo: A. INTELISANO, Introduzione ai principi della disciplina militare,
in S. RIONDATO, Il nuovo ordinamento disciplinare delle Forze armate, Padova, 1995, 14 ss.
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