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CONTRIBUTI DI DOTTRINA SULLA GIUSTIZIA MILITARE


                       Tuttavia,  nel  tentativo  di  rintracciare  un  nucleo  fondante,  una  sorta  di
                  denominatore comune per dare corpo a una concezione dei diritti umani che
                  sia in grado di aspirare, almeno in via tendenziale, alla dimensione dell’univer-
                  salità, credo possa affermarsi che la “dignità” della persona, da riconoscere in
                  egual  misura  a  tutti  gli  individui  per  il  solo  fatto  di  appartenere  alla  specie
                  umana, sia l’unico valore che possa soddisfare credibilmente una tale aspirazio-
                  ne, pur nella consapevolezza della varietà di significati che il concetto è venuto
                  ad assumere nel tempo a seconda delle diverse impostazioni filosofiche o reli-
                  giose.
                       Sta di fatto che, lo si voglia intendere come vero e proprio assioma o solo
                  come postulato, ad esso non è dato rinvenire alcuna alternativa altrettanto effi-
                  cace almeno dal punto di vista potenziale.
                       Non a caso, ad esempio, la dignità dell’uomo viene evocata come valore
                  cardine  nell’art.  3  della  nostra  Carta  costituzionale,  nell’art.  1  della
                  Dichiarazione  Universale  dei  Diritti  dell’Uomo,  adottata  dall’Assemblea
                  Generale delle Nazioni Unite e nell’art. 1 della Carta dei diritti fondamentali
                  dell’Unione Europea, nota anche come “Carta di Nizza”.
                       Lo stesso Papa Francesco, naturalmente in una prospettiva strettamente
                  legata al messaggio cristiano, ha di recente affermato nel discorso tenuto l’8
                  gennaio 2018 ai membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa
                  Sede, che “parlare di diritti umani significa anzitutto riproporre la centralità
                  della dignità della persona”.
                       L’efficacia  valoriale  della  dignità  della  persona,  comunque  la  si  voglia
                  intendere, sta nella sua vocazione alla concretezza: essa non ha nulla dell’astra-
                  zione concettuale, e la sua affermazione, che sia legata solo alla appartenenza
                  del singolo individuo alla specie umana o che si carichi di ulteriori significati
                  derivanti dal collegamento dell’uomo alla sfera del divino, impone come logica
                  conseguenza che il suo inveramento si attui nel mutuo riconoscimento della
                  parità ontologica di tutti gli uomini e, quindi, in uno spirito di solidale fratellan-
                  za tra persone e tra popoli, condizione essenziale per una pacifica convivenza
                  e, quindi, per lo svolgimento di un discorso propositivo e non solo difensivo sui
                  diritti umani, che affondi le proprie radici nel solido terreno di una potenziale
                  condivisione di respiro planetario.


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