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SISTEMA PENALE MILITARE, DIRITTI UMANI E FORZE ARMATE


               recente sentenza della Corte Costituzionale n. 215, del 12 ottobre 2017 , che
                                                                                     (2)
               ha  riconosciuto  la  perdurante  legittimità  del  reato  di  ingiuria  militare  di  cui
               all’art. 226 c.p.m.p., nonostante l’abrogazione del corrispondente reato previsto
               dal codice penale all’art. 594, e la sua riconfigurazione in illecito civile, disposta
               con il D. Lgs. n. 7/2016.
                    Si tratta di una decisione che induce a proseguire nella incessante ricerca
               per un verso di un efficace inquadramento sostanziale dei diritti della persona
               e, per altro verso, del senso di una legislazione penale specifica per gli apparte-
               nenti alle Forze armate, calibrata sul ruolo che esse sono chiamate a svolgere
               negli attuali scenari sia interni che internazionali.
                    Utilizzando questo doppio angolo visuale, è opportuno considerare come,
               a partire dal secondo dopoguerra, il tema dei diritti umani, anche se tra mille
               difficoltà  e  molte  ombre,  sia  divenuto  comunque  centrale  nella  coscienza  dei
               popoli, e ciò è derivato dalla consapevolezza, acquisita e sedimentatasi a seguito
               delle tragedie dei due conflitti mondiali e della proliferazione degli armamenti
               atomici, che l’umanità poteva e può salvarsi solo se è in grado di riconoscere in
               un  comune  sostrato  di valori etici la  chiave  necessaria  a  prevenire  il ripetersi
               delle tristi esperienze del passato.
                    Tecnicamente è stata seguita la strada di una progressiva “giuridicizzazio-
               ne”  dei diritti umani,  a  livelli sia  nazionali che  sovranazionali,  accompagnata
               dalla nascita e dallo sviluppo di istituzioni destinate alla loro protezione.
                    Ovviamente in questa sede possiamo solo tenere sullo sfondo il tema delle
               innegabili  influenze  che  le  differenze  culturali,  anche  interne  ai  sempre  più
               complessi  e  disomogenei  agglomerati  sociali,  esercitano  sulla  configurazione
               sostanziale di tali diritti; così come possono essere solo sommariamente ricor-
               dati per un verso i dubbi diffusamente percepiti sulla reale capacità delle istitu-
               zioni preposte di fornire a quei diritti una efficace tutela e, per altro verso, i pur
               cruciali problemi, che massimamente interessano il mondo militare, legati ai cri-
               teri di individuazione della tipologia di violazioni che possano giustificare inter-
               venti di enforcing militare.


               (2) - La sentenza, sotto altri profili, è stata già egregiamente commentata sul precedente numero di
                   questa Rassegna da GIUSEPPE MAZZI e su Diritto penale contemporaneo, fascicolo n. 11/2017 da
                   PIER PAOLO RIVELLO.

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