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TRIBUNA DI STORIA MILITARE
Pensiamo al servo di Dio Salvo d’Acquisto, che a ventitre anni, qui vicino
a Roma, a Palidoro, ha spontaneamente offerto la sua giovane esistenza per sal-
vare la vita di persone innocenti dalla brutalità nazista .
(1)
Nel solco di questa lunga tradizione, perseguite con serenità e generosità
il vostro servizio, testimoniando gli ideali che animano voi e le vostre famiglie,
che sempre sono al vostro fianco” .
(2)
(1) - La vicenda è notissima. La sera del 22 settembre 1943, una bomba abbandonata in una caser-
ma della Guardia di Finanza investì a Palidoro un gruppo di soldati tedeschi, che ebbero un
morto e due feriti. La mattina successiva i nazisti rastrellarono 23 ostaggi tra Palidoro e
Torrimpietra e li schierarono sulla spiaggia per fucilarli, ordinando loro di scavarsi la fossa. Il
giovane vice-brigadiere Salvo D’Acquisto, comandante della locale stazione dei Carabinieri,
intervenne dichiarando ai tedeschi - con una eroica menzogna - di essere lui, e lui solo, respon-
sabile dell’accaduto. Fu quindi ucciso al posto degli ostaggi. Decorato di Medaglia d’oro al
valor militare. Cfr per tutti la sintetica narrazione di Enzo Piscitelli riportata da A. BARTOLINI
e A. TERRONE, I militari nella guerra partigiana in Italia, 1943-1945,Roma, Stato Maggiore
dell’Esercito - Ufficio Storico, 1998, pag. 40.
(2) - Dopo la cattura e la deportazione di 2.000 carabinieri di Roma, altri 6.000 entrarono in clande-
stinità: molti passarono le linee, molti altri rimasero a Roma per combattere col Fronte clande-
stino di resistenza dei Carabinieri guidato dal generale Filippo Caruso. Suo capo operativo era
il tenente colonnello Giovanni Frignani, ravennate. Nella seconda quindicina di gennaio l’im-
minente sbarco di Anzio scatenò troppo ottimismo a Roma, anche perché gli Alleati avevano
sollecitato “azioni forti”: così, tra delazioni e imprudenze i tedeschi catturarono molti esponenti
della Resistenza. Il 23 gennaio fu arrestato Frignani, che venne portato a via Tasso insieme alla
moglie Lina. Dinanzi a lei, l’ufficiale fu atrocemente percosso e torturato, ma non parlò; Lina
lasciato scritto. “Lo trovai appoggiato al muro, col viso sanguinante per i pugni e le frustate rice-
vute. Una decina di uomini erano attorno a lui e ognuno sfogava il suo istinto bestiale; chi aveva
in mano un grosso pallone che gli batteva sullo stomaco e sul ventre; chi conficcava lunghissimi
spilli nelle carni e sotto le unghie. Mio marito però non emetteva un gemito. Io ebbi la forza di
reggermi in piedi e di guardarlo profondamente negli occhi. Egli comprese che se mi fosse toc-
cata la stessa sorte mi sarei comportata come lui: morire ma tacere!”. Frignani sarà assassinato
alle Fosse Ardeatine. Ma Lina Frignani non fu la sola a Roma. In altre famiglie, altre consorti
rendevano testimonianza al matrimonio e alla patria: chi conservava le uniformi, chi raccoglieva
armi, chi operava da staffetta come la moglie del tenente Fontana, Rina, o quella del tenente
Rodriguez, Marcella. O come Valeria Massucci Blundo, che aiutava i Carabinieri alla macchia e
alla fine si salvò in convento portando con sé la figlia di pochi mesi. Né si può non citare la
baronessa Carla Cultrera di Montesano, medaglia di bronzo al valor militare, o Ernestina
Bersanetti Sgadari, moglie del comandante dei Carabinieri di Venezia, vere dame del
Risorgimento. Cfr M. GABRIELE, Le conseguenze dello sbarco sulla Resistenza, in Giuseppe Cordero
di Montezemolo, la Resistenza, i Militari. Le Fosse Ardeatine: storia di un eroe italiano, Roma,
Camera dei Deputati, 2010, pagg. 27-31; A. CAZZULLO, Possa il mio sangue servire. Uomini e donne
della Resistenza, Milano, Rizzoli-Corriere della Sera, 2015, pagg. 158-61.
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