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LA REALE GENDARMERIA ITALIANA 1801-1814


             loro «compiti di gendarmeria ausiliaria», con l’obbligo di darle manforte a legale
             richiesta.  Le  guardie  campestri  dovevano  essere  reclutate  di  preferenza  tra  i
             militari in congedo, con esclusione dei coscritti in età di leva. Erano armate di
             fucile o carabina e sciabola e contraddistinte da una fascia verde al braccio sini-
             stro, con l’indicazione del proprio nome e qualifica nonché del comune o del
             proprietario.


             m. Gli ausiliari di linea (DVR 8 giugno 1811)


                  L’esercito, in teoria, era tenuto a prestare manforte, ma solo tramite il pre-
             fetto e solo in circostanze eccezionali. Inoltre non sempre era disposto a coo-
             perare:  il  15  settembre  1810,  ad  esempio,  il  ministro  della  guerra,  generale
             Sebastiano Giuseppe Danna (1757-1811), rivolse un rimprovero al comandante
             d’armi di Ferrara per essersi rifiutato di impiegare i soldati «per esecuzione di
             giustizia».
                  Fu il nuovo ministro Fontanelli ad assicurare a Polfranceschi una maggio-
             re collaborazione dell’esercito. La svolta fu il decreto vicereale dell’8 giugno,
             emanato da Parigi, che assegnava alla gendarmeria 905 «ausiliari» di linea, 670 a
             piedi (355 italiani, 40 dalmati e 275 francesi) e 235 a cavallo (105 italiani e 130
             francesi). I 26 reggimenti indicati nel decreto (14 italiani e 12 francesi) doveva-
             no scegliere gli ausiliari «possibilmente nella compagnia scelta o almeno fra i
             soldati più anziani, più intelligenti e della migliore condotta».
                  Ad ogni compagnia di gendarmeria (tranne quelle del Crostolo e Panaro)
             era assegnato un picchetto a piedi di forza variabile (20, 25, 30, 40 o 50) com-
             posto dal personale di un solo reggimento (italiano o francese): alle compagnie
             del Crostolo e Panaro e ad altre sette (Agogna, Olona, Alto Po, Mella, Brenta,
             Bacchiglione e Reno) era invece (o inoltre) assegnato un picchetto di 20, 25 o
             30 cavalieri, per scorta postale e pattugliamento delle grandi strade.
                  Paga, pane, foraggio, biancheria e calzatura degli ausiliari erano a carico del
             rispettivo corpo, con rimborso degli eventuali anticipi fatti dalla compagnia di
             assegnazione. L’alloggio degli ausiliari era a carico dei comuni, ma con le stesse
             dotazioni spettanti alle truppe di linea, più modeste di quelle della gendarmeria.
             Con determinazione del 29 giugno, sempre da Parigi, il viceré concesse agli

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