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TRIBUNA DI STORIA MILITARE



                    L’esperienza fatta in gennaio nel Mella, investito per primo dal nuovo tipo
               di minaccia, dimostrò che la guardia nazionale, utile come “moltiplicatore di
               forza” dei pattuglioni inquadrati dalla gendarmeria, non era idonea per opera-
               zioni più complesse, in cui doveva assumere la diretta responsabilità di colonne
               e posti di blocco. Il prefetto del Mella fronteggiò efficacemente l’emergenza
               chiedendo  l’intervento  dell’esercito,  che  presidiò  le  località  maggiormente
               minacciate. Con lo scoppio delle ostilità l’esercito fu però totalmente impegnato
               al fronte e le retrovie e l’intero territorio rimasero fortemente sguarniti.
                    Pur  non  essendo  in  condizioni  di  poter  mobilitare  distaccamenti  per
               l’Armata, anche la gendarmeria fu in parte impiegata nelle operazioni militari,
               svoltesi inizialmente nella giurisdizione della 3 legione. La notte del 24 aprile
                                                             a
               un drappello della compagnia del Brenta (capitano Luigi Angelini, n. 1777),
               rientrando a Padova dopo una perlustrazione militare svolta assieme al 28 e
               Dragons, ebbe la fortuna di catturare, con tutto il suo SM, l’intendente generale
               austriaco, generale Göss, sorpreso mentre, ignaro, entrava in città dalla parte
               opposta (subito tradotto a Mantova, il generale fu poi liberato per scambio di
               prigionieri).
                    L’economia del presente lavoro non ci ha consentito di svolgere una ricer-
               ca sui riassunti mensili e annuali dei bollettini della gendarmeria trasmessi dal-
               l’ispettorato ai ministeri della guerra, dell’interno e della giustizia, fonte che non
               ci risulta finora consultata né dagli storici delle istituzioni né dagli storici delle
               insorgenze e del brigantaggio. La stessa stampa ufficiale menziona solo alcune
               operazioni ai primi di luglio, come la difesa di Lonigo (Brescia) da parte del
               maresciallo Macchi (Giornale Italiano, 1809, pag. 792). Ciò non ci consente di
               valutare il comportamento complessivo dell’arma di fronte all’insorgenza del
               1809. Ci limitiamo a registrare la sostituzione di Piella, comandante della 2 a
               legione (Bologna), con Scotti, trasferito dalla 3 (dove fu sostituito dal capobat-
                                                            a
               taglione di fanteria Ferdinando Rossi, già comandante della guardia del diretto-
               rio cisalpino e deputato ai comizi di Lione, la cui figlia Giannetta fu ammessa il
               13 luglio 1812 all’esclusivo Reale Collegio delle fanciulle in Verona).
                    Già nel novembre 1808 il viceré aveva accusato Breme di aver «embrouil-
               lée»  l’amministrazione  dell’interno  e  proposto  di  sostituirlo  con  Giovanni
               Scopoli  (1774-1854),  prefetto  del  Tagliamento  e  già  segretario  generale  a

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