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LA REALE GENDARMERIA ITALIANA 1801-1814


             Verona e poi in Dalmazia. Breme fu però licenziato soltanto il 10 ottobre 1809,
             assieme al direttore generale della polizia Guicciardi, nominando al loro posto
             due  influenti  massoni,  Luigi  Vaccari  (1766-1819)  e  il  prefetto  del  Reno
             Francesco Maria Mosca Barzi (1756-1811).
                  Nella relazione sugli eventi del 1809, scritta poco dopo la nomina, Mosca
             lodò il comportamento della gendarmeria, sostenendo che solo l’esiguità degli
             effettivi  le  aveva  impedito  di  soffocare  l’insorgenza  sul  nascere.  Dieci  mesi
             dopo (in un rapporto del 3 agosto 1810 ad Aldini) Mosca criticava però le ese-
             cuzioni sommarie compiute da «alcuni militari», formula che poteva riferirsi
             anche alla gendarmeria («cessata una tanta effervescenza, prese parte questa
             Direzione a raffrenare nelle vie regolari lo zelo di alcuni militari, che sommaria-
             mente, e senza deduzioni ai tribunali a ciò istituiti, fecero fucilare vari individui
             della campagna a misura che ne conseguivano il fermo»).


             h. Effettivi, impegni e reclutamento della gendarmeria nel 1810-11


                  Il 1° gennaio 1810 gli effettivi dell’arma erano scesi a 1.484, con un saldo
             negativo di 91 rispetto all’anno precedente (ignoriamo in qual misura dovuto
             all’insorgenza). Il 16 febbraio erano 1.480 con 647 cavalli. Al completo manca-
             vano perciò 428 uomini, pari al 34%.
                  Il 5 dicembre 1809 Polfranceschi aveva sollecitato il completamento degli
             organici (fra l’altro sostenendo che non si poteva far conto sulla guardia nazio-
             nale, perché «i civici non gradiscono essere posti alle dipendenze della gendar-
             meria che considerano una reincarnazione del satellizio»). Benché il ministro
             della guerra gli avesse assegnato 200 militari (96 fanti di linea, 44 leggeri, 20 cac-
             ciatori e 40 dragoni), nel gennaio 1810 l’ispettore chiese anche 300 coscritti
             sulla leva del 1811 (con gli stessi requisiti previsti dal decreto del giugno 1807).
                  I coscritti, però, non furono concessi, e anche il reclutamento dei militari
             fu complicato e fortemente ritardato dai requisiti troppo rigidi. L’11 giugno il
             maggiore Pietro Pisa (1774-1813), del 2° di linea, scriveva, ad esempio, di non
             riuscire a trovare, su 1.560 uomini, nessuno idoneo. Il ministro lo autorizzò
             allora a sceglierli fra i caporali, ma anche così il 1° agosto il 2° di linea era ancora
             in debito di 6 uomini su 14. Complessivamente a quella data mancavano ancora

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