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TRIBUNA DI STORIA MILITARE



               bloccare i ponti con i pochi gendarmi e 40 riservisti: vi furono scontri a fuoco
               fra i canneti, ma ben pochi furono acciuffati. Naturalmente l’esercito scaricò la
               colpa sulla gendarmeria e, fattosi influenzare dai rapporti militari, il 16 agosto,
               da Udine, il viceré scrisse al ministro di essere «estremamente malcontento» del
               servizio della gendarmeria, incapace di fermare la diserzione.
                    Profondamente  ferito  dal  duro  rimprovero,  Polfranceschi  rispose  il  28
               agosto che nell’anno precedente e nel primo semestre di quello in corso la gen-
               darmeria  aveva  arrestato  17.801  persone,  di  cui  3.463  disertori  e  refrattari
               nazionali e stranieri (1.395 nel 1813), 437 fautori della diserzione e 8.615 oziosi,
               vagabondi  e  mendicati  «validi»  o  «sospetti»).  Quanto  alle  oggettive  carenze,
               bisognava tener conto della grande onerosità dei compiti, della giovane età e
               inesperienza di gran parte del personale, del basso trattamento economico e del
               sostegno dato ai disertori dalla popolazione.
                    In un soprassalto d’orgoglio, dal 15 settembre al 15 novembre la gendar-
               meria effettuò la più vasta e meglio condotta perlustrazione generale della sua
               storia, vero canto del cigno. Tuttavia il 16 ottobre, su improvvida proposta di
               Melzi, influenzata dal clima di paura che regnava nella capitale, il viceré ordinò
               alla gendarmeria di mobilitare 1 battaglione e 1 squadrone per inquadrare la
               Divisione d’osservazione da costituire a Verona con i riservisti dipartimentali.
               Già il 26, appena arrivati a Verona, molti ufficiali e sottufficiali furono rimandati
               nei loro dipartimenti a richiesta dei prefetti. Per rimediare ai «funesti risultati»
               di questa sconsiderata disposizione, in dicembre fu costituita una “forza mista”
               di 1.194 uomini, con 251 gendarmi, 118 riservisti e GN attive, 542 guardie di
               finanza e boschive e 283 guardie campestri.
                    Il 12 dicembre Polfranceschi chiese a Fontanelli di far tornare la gendar-
               meria al servizio d’istituto, perché le altre componenti della forza mista non
               avevano «quell’influenza morale sulla generalità dei cittadini che ottiene la gen-
               darmeria». Il 24 lo informò che il colonnello Francesco Neri (1774) si rifiutava
               di rimandare nel Lario e Serio i gendarmi che aveva con sé in Valtellina, pur
               avendo i 40 rientrati dal Ticino e quelli del deposito di istruzione in arrivo da
               Milano. Il 4 gennaio comunicava infine al ministro che non era stato possibile
               organizzare la forza mista nei dipartimenti del Lario, Serio, Adige, Basso Po e
               Reno.

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