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LA REALE GENDARMERIA ITALIANA 1801-1814
lizzazione).
Nei ruoli (da tenere riservati presso il colonnello e trasmettere in copia al
ministro) dovevano essere annotati generalità, statura, servizi e campagne, ferite
e azioni distinte, condotta e moralità e le variazioni successive all’iscrizione. Il
corpo doveva rimpiazzare sollecitamente i militari assegnati alla gendarmeria,
nonché i morti, congedati e cassati per avanzamento o demerito.
Tuttavia nel gennaio 1812 gli ausiliari dovettero rientrare ai loro corpi a
causa della mobilitazione e fu necessario sciogliere le brigate volanti da poco
istituite e abolire i posti coperti dagli ausiliari. Inoltre i corpi di linea restavano
in debito verso la gendarmeria di 129 uomini (di cui 75 da oltre un anno).
Denunciando una carenza di 530 gendarmi, di cui 353 a cavallo, e ritenendo che
i corpi debitori, essendo da poco partiti per la Spagna, non fossero in grado di
fornire gli uomini previsti, il 12 febbraio Polfranceschi tornò a chiedere per la
terza volta, e ancora invano, una leva straordinaria dallo «stato civile».
o. La fine della gendarmeria italiana (1812-14)
Il 1812 registrò un progressivo aggravamento della situazione dell’ordine
pubblico e un crescente coinvolgimento della gendarmeria nei rastrellamenti di
renitenti e disertori e nella lotta al brigantaggio. L’episodio più grave fu l’ucci-
sione del caposquadrone di Ancona Luigi Bignami da parte di 20 brigati della
banda Trovarello, avvenuta il 6 novembre presso Fano. Gli assassini furono cat-
turati il 14 dicembre e uno, reo di aver ucciso anche un sergente e un soldato,
fu fucilato il 10 agosto 1813.
Il clamoroso episodio influì sull’assegnazione alla gendarmeria, nel dicem-
bre 1812, di un consistente numero di militari. Tuttavia in aprile l’arma dovette
compiere il «grande sagrifizio» di cedere ai dragoni della guardia reale 69 gen-
darmi a cavallo. Inoltre Fontanelli addossò alla gendarmeria la colpa del falli-
mento degli incentivi per l’arresto dei disertori, sostenendo che i gendarmi,
semianalfabeti, non erano in grado di verbalizzare correttamente gli arresti e i
nomi degli autori della cattura, compromettendo così il pagamento del premio.
La notte del 6-7 agosto, a Conegliano, disertarono ben 445 reclute del 3°
di linea. Il capitano della compagnia del Brenta ebbe la presenza di spirito di
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