Page 148 - Quaderno 4-2016
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I difetti attuali, per fare solo un esempio, tolgono ogni legittimità all’intuizione,
deducibile dalle tabelle, che nel periodo considerato i femminicidi stiano diminuendo.

      Con un maggior grado di sicurezza possiamo dire che i femminicidi in Cile tra il
2007 e oggi non sono aumentati. Per questo la giustificazione della tipicizzazione del
femminicidio deve basarsi necessariamente solo sulla maggior importanza che ha
assunto il fenomeno dal punto di vista sociale e politico.

      Viviamo in un’epoca in cui in molti Paesi del mondo, per motivi diversi, si è creata
una coscienza pubblica condivisa che vuole con decisione porre fine a una secolare
tradizione di sottomissione delle donne agli uomini. Si tratta di un movimento d’opinione
potente, internazionale e tanto grande che, di conseguenza, in alcuni aspetti si esprime in
forme caotiche e contraddittorie, non avendo né leaders né portavoce.

      Per questo motivo sono così importanti le Convenzioni internazionali in materia,
come la Convenzione Interamericana per prevenire, sanzionare e sradicare la violenza
contro le donne del 1994 (Convezione di Belém do Pará)294 e la Convenzione del
Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle
donne e la violenza domestica del 2011 (Convenzione di Istanbul)295. In questi
documenti internazionali si passa da un dibattito ampio e disordinato, in cui finiscono per
essere citate e valorizzate le posizioni più estreme, a testi, certo migliorabili, che però
stabiliscono punti chiari e certificano impegni assunti dai sottoscrittori.

      Questi testi giuridici internazionali, che acquistano un valore ancora più grande
nella loro essenza di compromessi tra posizioni molto diverse tra loro, certificano come,
in diverse parti del mondo, le istituzioni di più alto livello riconoscono che la violenza
contro le donne è un problema reale e di gran ampiezza, che merita l’investimento di
energie e conoscenze e l’adozione di misure specifiche per porvi termine.

      Una volta che hanno firmato questi documenti le istituzioni nazionali non hanno
alibi per non realizzare piani di intervento a diversi livelli.

294 Convenzione firmata il 9 giugno 1994 a Belém do Pará (Brasile) ed entrata in vigore il 5 marzo 1995. Il testo
   è disponibile alla pagina: http://www.oas.org/juridico/spanish/tratados/a-61.html . Il Cile ha firmato la
   Convenzione il 17 ottobre 1994 e l’ha approvata con oficio 8 settembre 1998, n. 2130, della Cámara de
   Diputados e promulgata con Decreto 23 settembre 1998, n. 1640 del Ministerio de Asuntos Exteriores.

295 I Paesi che hanno sottoscritto la convenzione l’11 maggio 2011, giorno di apertura alla firma, sono 13;
   tra essi: Spagna, Germania, Francia, Grecia e Svezia, ma non l’Italia che lo ha fatto il 27 settembre
   2012. Il testo è scaricabile dal sito:
   http://www.coe.int/t/dghl/standardsetting/convention-violence/default_en.asp. Alla data del 31
   maggio 2013 i Paesi che l’avevano ratificata erano quattro: Turchia, Albania, Montenegro e Portogallo.
   Ad essa si è da poco aggiunta l’Italia che ha autorizzato la ratifica con l. 27 giugno 2013, n. 77.

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