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obiettivi politici, certamente non favorì un dibattito trasparente su ciò che si deve
intendere con questo vocabolo, nato in ambito sociologico e presto gettato nell’agone
politico al punto da trovare rapidamente spazio in molte legislazioni penali
latinoamericane.
Ritengo che parte rilevante della confusione si spieghi con le differenze nella realtà
sociale dei Paesi in cui la situazione di soggezione della donna all’uomo si sta
guadagnando il centro del dibattito pubblico, cui si aggiunge il fatto che in tutti si parla la
stessa lingua. Al momento, gli Stati che prevedono nel loro ordinamento una fattispecie di
“femminicidio” sono otto282, tutti in America Latina, e in tutti la lingua ufficiale è lo
spagnolo. Nessuna delle nuove disposizioni è uguale a un’altra, ciononostante il dibattito
nei mezzi di comunicazione, come sulle riviste specializzate, prescinde dalle frontiere.
Ne consegue una gran confusione, dove cose diverse si chiamano con lo stesso nome
e cose identiche con nomi differenti.
II. Come espresso nel titolo di questo articolo, di seguito si presenterà il problema
del femminicidio a partire dall’esperienza cilena.
Il termine femminicidio, a partire dalla citata definizione di Russell (uccidere una
donna “per il fatto di essere donna”) non suscita l’interesse del penalista solo rispetto alla
semplice fattispecie di omicidio o di parricidio, ma anche per quanto concerne altre
manifestazioni criminali. Si pensi, per esempio, all’aborto selettivo di feti di sesso
femminile e all’infanticidio femminile (autentiche piaghe presenti in Paesi, soprattutto
asiatici, dove la nascita di un maschio è socialmente preferita), alla destinazione delle
entrate familiari ai membri di sesso maschile, che provoca denutrizione, carenza di cure
mediche e abbandono scolastico tra le femmine, per non parlare degli omicidi “d’onore” e
le morti “per dote” o delle figure più “moderne” come la tratta e in generale la violenza
contro le donne dentro la famiglia o all’esterno di essa.
Ciononostante, seguendo la linea tracciata da tutti gli altri legislatori che si sono
occupati del tema in America Latina, anche il cileno ha optato per una definizione
molto ristretta e piuttosto precisa di ciò che debba intendersi per femminicidio. Il Cile
arriva alla creazione di un illecito penale ad hoc per il femminicidio al termine di un
282 In base alle informazioni pubblicate sul sito web spagnolo Feminicidio.Net - Información sobre Violencia de
Género en España y América Latina - si tratta di: Messico (alcuni degli Stati della Federazione, dal 2007),
Guatemala (2008), El Salvador (2010), Nicaragua (2012), Costa Rica (2007), Perù (2011), Cile (2010).
Dal sito indicato è possibile scaricare tutte le leggi citate. Nel mese di marzo 2013 anche in Bolivia è
stata promulgata una legge che contiene una fattispecie ad hoc di femicidio.
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