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CAPITOLO III
PROFILI COMPARATISTICI
1. Panoramica sulla situazione europea
Come si è già avuto modo di rilevare nel capitolo precedente, non esiste una normativa
unitaria ed organica a livello europeo in materia di giochi e scommesse. Diversi sono stati i
tentativi delle istituzioni sovranazionali nel corso del tempo di creare le basi giuridiche per un
sistema unico europeo nel settore. Tuttavia tali sforzi hanno sempre prodotto degli esiti negativi
a causa delle energiche resistenze dei singoli Stati membri, restii nel perdere la propria sovranità
su uno dei settori dai quali provengono ingenti entrate fiscali. Dunque attualmente la situazione
all’interno dell’Unione risulta essere particolarmente frammentaria e scoordinata in quanto
persistono differenze strutturali e normative, difficilmente superabili anche a causa delle
diversità sociali, ideologiche e storiche dei singoli Stati. In questo senso, in maniera
semplificativa e al netto di alcune sostanziali discordanze, possiamo raggruppare le diverse
modalità d’approccio delle singole politiche nazionali in quattro diverse categorie:
1) un modello protezionista, caratterizzato dal fatto che gli Stati mantengono un intenso
controllo monopolistico del settore e osteggiano le spinte liberali provenienti dalla
stessa Unione Europea, volte all’introduzione di un regime concorrenziale in
applicazione dei Trattati e del mercato interno. Questo tipo di approccio appartiene a
Stati quali l’Olanda, il Portogallo e la Grecia.
2) un modello liberale, il quale rappresenta l’opposto di quello protezionista,
contraddistinto dal fatto che le autorità nazionali subordinano l’esercizio organizzato di
prestazione di servizi di gioco e raccolta scommesse all’ottenimento di licenze e
autorizzazioni di varia natura, le quali prevedono sì il possesso di determinati requisiti,
ma che danno comunque la possibilità ai vari operatori del settore di partecipare alle
gare in un regime simil-concorrenziale. Gli operatori devono chiaramente attenersi al
regime normativo dello Stato all’interno del quale essi operano. Rientrano in questa
categoria, con i dovuti distinguo, Regno Unito, Belgio, Malta.
3) Il modello intermedio in transizione, contraddistinto dalla presenza di un controllo di
tipo monopolistico, sia dal punto di vista economico che giuridico, ma all’interno del
quale si prefigurano le prime timide aperture verso mercati maggiormente
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