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tuttavia della impossibilità di generalizzazione e del fatto che il tema rimane ancora

            particolarmente controverso anche a livello clinico, possiamo comunque classificare i diversi
            tipi di giocatori come giocatori sociali (senza tracce di patologia), giocatori problematici (in cui

            la patologia è in sviluppo) e giocatori patologici . La dimensione del fenomeno in Italia  è
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            difficilmente stimabile in quanto, ad oggi, non esistono studi accreditati, esaustivi e validamente

            rappresentativi del fenomeno. Tuttavia  sulla base dei dati forniti dal Dipartimento  delle
            politiche antidroga (da ora DAP) nel 2013, tenendo conto che la popolazione italiana era allora

            stimata in circa sessanta milioni di persone, è risultato che circa il 54 per cento del totale è un

            giocatore d’azzardo . I giocatori problematici si stimano  dall’1,3  al  3,8  per  cento della
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            popolazione, mentre quelli patologici si attestano dallo 0,5 al 2,2 per cento. Altri numeri poco
            rassicuranti riguardano la diffusione del gioco tra i minori e gli adolescenti. Sempre nell’anno

            2013 si stima che circa 1.250.000 studenti abbiano partecipato ad almeno un gioco d’azzardo.

            Un quadro  così delineato certamente impone una  riflessione  sugli  strumenti indicati  nei
            paragrafi precedenti in termini di efficacia ed  efficienza nel contrasto e nella prevenzione di

            situazioni di pericolo o addirittura  già degenerate. Se un grande  passo avanti  si è fatto con

            l’approvazione del decreto Balduzzi certamente rimangono margini  di miglioramento della

            tutela dei consumatori, ad esempio uno dei metodi auspicabili sarebbe quello della limitazione

            dell’accesso agli apparecchi da intrattenimento mediante l’utilizzo di una smart card rilasciata dal
            titolare dopo la verifica della identità. Ciò da un lato consentirebbe un ulteriore meccanismo di

            prevenzione nei confronti dei minori, dall’altro lato permetterebbe di controllare maggiormente

            il settore e creare una sorta di barriera all’ingresso di questo mercato. Anche le campagne di
            informazione dovrebbero essere  maggiormente incrementate  soprattutto all’interno delle

            scuole, avendo cura di  spiegare e proporre una quantificazione materiale delle probabilità di

            vincita, che spesso sono dalla gran parte dei giocatori completamente sconosciute o fraintese.

            Infine per quel che concerne il recupero dei giocatori patologici sarebbe necessario integrare il
            fondamentale apporto  -  e spesso unico in assenza di un mirato intervento statale  -  delle

            associazioni di settore con le Aziende Sanitarie Locali (ASL). Infatti vista l’assenza di riferimenti

            normativi generali, le prestazioni di assistenza e i trattamenti differiscono da servizio a servizio.


            185   Questi ultimi possono essere identificati, seppur non univocamente, sulla base di determinati sintomi indicati
               dalla medicina cui si informerà il comportamento del soggetto quali:
               - il gioco è tutto ciò a cui riesce a pensare: pianifica le giocate future e rievoca quelle passate;
               - per raggiungere lo stato di eccitazione desiderato deve rischiare ogni volta di più;
               - rincorre le proprie perdite al gioco giocando ancora;
               - mente per nascondere agli altri la propria dipendenza;
               - si affida agli altri per sistemare la sua situazione finanziaria destabilizzata dal gioco ecc.
            186   Ovvero ha confermato di aver giocato d’azzardo almeno una volta negli ultimi dodici mesi.

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